28 Gennaio 2021 - 02:25

Ciocci (Siipac): “Il distanziometro per il gioco d’azzardo è un’ipocrisia sociale che non aiuta i giocatori”

“Allo stato attuale il distanziometro risulta inapplicabile perché escluderebbe circa il 90% del gioco. Con rischio anche per i giocatori. A Roma ovviamente ci sono tantissime scuole ci sono le università,

11 Dicembre 2020

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“Allo stato attuale il distanziometro risulta inapplicabile perché escluderebbe circa il 90% del gioco. Con rischio anche per i giocatori. A Roma ovviamente ci sono tantissime scuole ci sono le università, tutti i luoghi sensibili. E sono talmente tanti che non è assolutamente applicabile. Quindi la situazione del gioco a Roma in questo momento è abbastanza imbarazzante perché non si contrasta la dipendenza da gioco d’azzardo usando il distanziometro. Basta leggere un po’ di letteratura, qualche libro di psichiatria. Ci sono studi che spiegano perfettamente come il problema non sia quello degli orari o della distanza”.

Ad affermarlo a PressGiochi è Wilma Ciocci criminologa e sociologa, collaboratrice del Siipac, che è forse il primo Istituto che sia occupato in Italia di gioco patologico, fondato e diretto da Cesare Guerreschi. Vive però a Roma e conosce bene la situazione del gioco sia della città di Roma che del Lazio.

Si sta parlando della revisione della legge regionale che ha applicato nel Lazio lo stesso principio già applicato in Piemonte; ovvero la retroattività del distanziometro. Quindi una distanza minima dai cosiddetti luoghi sensibili imposta non solo alle nuove attività di gioco ma anche le attività sale giochi e altre attività devono chiudere e spostarsi a una distanza sufficiente da quelli che sono stati classificati come luoghi sensibili.

 

“Ma poi, di quanti dipendenti da gioco stiamo parlando? Da quando io ho approcciato questo mondo del gioco d’azzardo – continua la dottoressa – ho visto che la politica si sta interessando di questa problematica e parla solo dei problemi del gioco. Non parla del gioco sano e non parla per esempio dei lavoratori.

È chiaro che esiste il cosiddetto numero oscuro. Ci sono diversi giocatori problematici che non ammettono di avere una patologia e non si rivolgono alle ASL di competenza o allo psicologo. Ma si parla comunque di un 3% di incidenza del fenomeno. In una città come Roma non si arriva nemmeno a 1000 soggetti.

Quindi il problema è comunque che il distanziometro e la limitazione agli orari non contrastano la dipendenza gioco d’azzardo. Perché il giocatore dipendente ormai vive di gioco. Il gioco ha invaso la sua sfera privata. Quindi cosa farà? Dalle 9 a mezzogiorno giocherà; poi smette e magari può andare in una bisca illegale. Poi riprende in maniera compulsiva dalle 18 alle 23. Quindi c’è una grande confusione. Da questo punto di vista le ricerche parlano chiaro: il distanziometro è un fallimento, è una ipocrisia sociale. È un modo per mascherare il problema”.

Ma viene da chiedersi per quale motivo i politici ogni volta presentano norme che poi la gran parte degli specialisti giudicano o inefficaci o addirittura dannose…

“I divieti piacciono tantissimo ai politici. Qui il problema non è mettere divieti perché il divieto rende il gioco ancora più affascinante, come per tutte le cose che vengono vietate all’essere umano. Un giocatore problematico se ne infischia dei divieti. Io mi sposto cambio regione e vado a giocare dove posso stare ore a giocare”.

A lei risulta che effettivamente nei luoghi in cui il gioco legale è vietato o è più difficile, per limitazioni varie, realmente si lascia spazio e si insediano attività illecite?

“Certo che sì. La criminalità organizzata – conclue Ciocci – per esempio su Roma ricicla tantissimi soldi e noi abbiamo la presenza della camorra, che gestisce il gioco. Noi sappiamo che il gioco è diventato legale per contrastare la criminalità organizzata le famose bische. Nei giorni scorsi abbiamo avuto un’operazione a Palermo. Sono state scoperte delle bische illegali e sulle corse clandestine dei cavalli.

Poi non consideriamo che se io non posso giocare torno a casa e vado a giocare on-line. E posso giocare quanto voglio. Poi se non voglio essere rintracciata vado su un sito straniero. Basta avere una carta di credito. Queste sono le problematiche. E bisogna fare formazione”.

PressGiochi