11 Marzo 2026 - 13:54

C’è pure chi ha il coraggio di dire… evviva le tasse!

Alla ICE di Barcellona, il presidente di Bally’s International, Soo Kim, ha lanciato un’affermazione che non è passata inosservata, ma non ha nemmeno provocato quell’ondata di dissenso che ci saremmo

09 Febbraio 2026

Alla ICE di Barcellona, il presidente di Bally’s International, Soo Kim, ha lanciato un’affermazione che non è passata inosservata, ma non ha nemmeno provocato quell’ondata di dissenso che ci saremmo attesi. “L’aumento delle tasse sul gioco d’azzardo non è necessariamente una cosa negativa, anzi, è vantaggiosa per un operatore delle dimensioni e della portata di Bally’s perché ne ricava un vantaggio competitivo”.

E’ il riflesso di una mentalità tipicamente trumpiana, dove la logica del profitto raggiunge vette esasperate e il “fare selezione” si pone come un principio aureo dal quale non si può prescindere. Però, quando si è personaggi così in vista come Soo Kim, un po’ di diplomazia sarebbe non solo necessaria ma anche doverosa. Non tanto per raccogliere simpatie – che prima o poi comunque serviranno – quanto per non alimentare ulteriormente un disagio che l’industria sta vivendo un po’ a tutte le latitudini.

Ne abbiamo parlato mille volte e quindi possiamo andare sulla sintesi: l’aumento delle tasse – anche spropositato come sta avvenendo in UK o anche in Brasile – è uno di quei fattori negativi che incidono maggiormente sui bilanci aziendali, anche perché, in un’industria come quella del gioco, non è possibile riversare sulla clientela nemmeno una parte di questi oneri. Il discorso, naturalmente, incide più sulle aziende B2C che non B2B; ma il clima di preoccupazione generale che si innesca, sulla sostenibilità sia delle strutture aziendali in essere, degli investimenti a medio-lungo periodo, sui processi M&A, di certo non fa bene a nessuno.

Eppure, la linea che stanno seguendo molti governi sembra non tenere minimamente in conto tali argomentazioni. Anzi, la sensazione è che aumentare le tasse venga incontro non solo alle esigenze di cassa, ma altresì a quelle di ridimensionare lo scenario degli attori per rendere i controlli meno complessi e onerosi. Se così è, non si avrà modo di uscirne.

Non è paradossale dire che il regime concessorio tipicamente italiano sfugge un po’ a questa logica, preferendo ormai agire a monte – sul costo della concessione stessa – piuttosto che martellare in continuazione il mercato con l’aumento dei prelievi sul fatturato lordo o sul GGR, come avveniva in passato. Insomma, la concessione, intrinsecamente, è un contratto di garanzia reciproca, certamente più sbilanciata a favore dello Stato, ma non senza salvaguardie per le aziende. Gli operatori di slot e Vlt non si scandalizzino di fronte a queste affermazioni, perché il loro caso, purtroppo, è un’evidente deriva di sistema, che potrà essere risolta (speriamo) solo quando il riordino della rete fisica, di cui gli EGM sono la parte dominante, giungerà in porto.

Tornando al tema di partenza, la selezione di mercato sulla base della tassazione comporta due problemi sostanziali: la nascita di un regime di monopolio/oligopolio “di fatto”, che provoca un appiattimento sul piano della varietà di prodotto e dello sviluppo tecnologico, da cui discende un effetto disincentivante nei riguardi del pubblico; il ritorno in auge delle attività illegali e border line, che non pagando tasse hanno maggiori margini di investimento sul prodotto stesso e sui benefici a vantaggio dei giocatori. Forse in un paese vasto ed estremamente variegato come gli USA ciò potrebbe accadere in manera più attenuata. Però un manager esperto e preparato come Soo Kim non può pretendere di dare al suo teorema un valore universale.

Il principio di massima, dunque, è che un’equa ed efficiente tassazione delle imprese aiuta a riequilibrare le distorsioni dei sistemi economici, a stimolare la crescita economica e la prosperità su vasta scala, nonché ad aumentare la trasparenza finanziaria e la responsabilità, frenando i comportamenti egoistici e la ricerca di rendita sempre più diffusi fra le imprese. Obiettivo tutt’altro facile da raggiungere, anche perchè nel nostro settore gli incrementi di tassazione e le famigerate “una tantum” sono spesso figli di situazioni emergenziali. D’altra parte, non ci sono soluzioni alternative: se lo Stato vuole il massimo dai giochi non deve opprimerlo ad ogni occasione, né tantomeno tartassarlo con la pressione fiscale. E la concorrenza ben venga, alla faccia di Soo Kim!

PressGiochi

Fonte immagine: https://depositphotos.com/