Eccol il testo che sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri di questa sera e che segnerà un passaggio decisivo per i conti pubblici italiani. Sul tavolo approda infatti il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), il nuovo strumento di programmazione che sostituisce la tradizionale Nadef e che, per la prima volta, offrirà una cornice organica alla manovra di bilancio 2026-2028
Sarà il Consiglio dei ministri di questa sera a segnare un passaggio decisivo per i conti pubblici italiani. Sul tavolo approda infatti il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), il nuovo strumento di programmazione che sostituisce la tradizionale Nadef e che, per la prima volta, offrirà una cornice organica alla manovra di bilancio 2026-2028. Per il Governo si tratta di una prova cruciale, destinata a mettere nero su bianco l’affidabilità dell’Italia agli occhi di Bruxelles e dei mercati.
Secondo le ultime indicazioni, la crescita economica dovrebbe attestarsi allo 0,5% per quest’anno e salire allo 0,7% nel 2026. Ma il dato più atteso riguarda il deficit: le stime del Tesoro lo vedono già quest’anno in discesa fino alla soglia del 3%, un risultato che consentirebbe al Paese di uscire con un anno di anticipo dalla procedura europea per disavanzo eccessivo. L’eventuale margine derivante da questo andamento positivo dei conti dovrebbe rappresentare una delle poche risorse disponibili per la prossima manovra, mentre tutte le altre coperture andranno individuate attraverso tagli di spesa o nuove entrate. In questo quadro, non si escludono anche possibili interventi sul settore dei giochi da sempre sotto l’attenzione dell’Esecutivo in fase di elaborazione della Manovra.
Il Dpfp conterrà l’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica, l’aggregato della spesa netta e, soprattutto, una prima articolazione delle misure che finiranno nella legge di Bilancio. Il percorso è scandito da un calendario serrato: entro il 2 ottobre il documento sarà trasmesso al Parlamento, entro il 15 ottobre dovrà essere inviato alla Commissione europea e all’Eurogruppo, mentre il 20 ottobre sarà il giorno della presentazione ufficiale della manovra in Parlamento. A novembre arriverà la valutazione di Bruxelles e, come da prassi, entro il 31 dicembre Camera e Senato dovranno approvare il testo per l’entrata in vigore dal 1° gennaio 2026.
Sul fronte delle coperture, resta da sciogliere il nodo del concordato preventivo biennale. Lo strumento, nelle intenzioni dell’esecutivo, avrebbe dovuto garantire un gettito utile a finanziare parte della manovra, ma secondo le stime dei commercialisti le adesioni si sarebbero fermate sotto il 10%, riducendone l’efficacia. A completare il quadro ci sono le richieste sul lavoro e sul potere d’acquisto: sul tavolo resta l’ipotesi di una detassazione di aumenti, festivi e tredicesime, una misura su cui i sindacati spingono con forza.
Il nuovo corso inaugurato dalla riforma della governance economica europea rende più stringente il percorso e più vincolanti gli impegni. Per questo il Dpfp non rappresenta soltanto un aggiornamento tecnico, ma una sorta di prova di credibilità per il Governo, che con i numeri in mano dovrà dimostrare di poter garantire stabilità ai conti pubblici e allo stesso tempo trovare spazi per interventi a sostegno della crescita e dei redditi.
PressGiochi
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