L’on. Alessandro Cattaneo (Forza Italia) ha partecipato al Convegno Giocare da Grandi affrontando il tema del rapporto tra tecnologia, sicurezza digitale e regolazione del gioco, ricordando anche la propria esperienza
L’on. Alessandro Cattaneo (Forza Italia) ha partecipato al Convegno Giocare da Grandi affrontando il tema del rapporto tra tecnologia, sicurezza digitale e regolazione del gioco, ricordando anche la propria esperienza da sindaco negli anni più critici del confronto pubblico sul settore.
«Spesso anche le emozioni sono influenzate da tecnologie di altissima qualità. Perché? Perché online la percezione è più emotiva che razionale. Da parlamentare di maggioranza e di Forza Italia, la domanda che pongo è questa: quali leve tecnologiche dovrebbero accompagnare le riforme per rendere davvero il digitale un ambiente più sicuro e trasparente per i cittadini?
Negli anni passati come amministratori affrontavamo un clima in cui si cercava di normare a ogni costo: prima con i regolamenti di polizia locale, poi con quelli urbanistici, con distanze da chiese e asili, con continui ricorsi, con un’opinione pubblica che spingeva moltissimo.
Oggi l’opinione pubblica è ancora molto attenta, e spesso riceve informazioni in un’unica direzione, ma il tempo ci ha fatto capire che il comparto evolve. Mentre ci concentravamo sulle slot nelle strade, ci siamo accorti troppo tardi che il gioco si stava spostando online. Tutto ciò che facevamo per contrastare il fisico – pubblicità, cartellonistica, restrizioni – nel frattempo aveva già perso di efficacia perché il settore si era trasferito altrove.
In questa legislatura stiamo cercando di essere più pragmatici. Anche i vostri dati ci aiutano a fare scelte basate su evidenze e numeri, seguendo la direzione in cui il settore sta andando. La tecnologia è un grande alleato: per certi aspetti è proprio il gioco online a spaventarmi di più. È una guerra tecnologica, un guardie-e-ladri con chi sfrutta piattaforme per eludere regole e controlli.
Serve quindi un patto tra Stato e operatori industriali sani, che sono la maggioranza. Perché, se prima ciò che era illecito poteva essere contrastato fisicamente e circoscritto, oggi finisce in un mondo – il web – molto più difficile da tracciare, identificare e sanzionare.
Resto però ottimista. Questo è un settore che, grazie all’innovazione tecnologica, ha saputo essere capofila in Europa. L’Italia è stata a lungo considerata un punto di riferimento per maturità e capacità di innovazione degli operatori.
Il vero problema del nostro Paese non sono le competenze o le capacità imprenditoriali. La sfida è trovare un equilibrio, attraverso un patto tra noi legislatori, il governo nel suo complesso e gli operatori.»
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