01 Ottobre 2020 - 14:29

Caso Minerbio: il sindaco ritira l’ordinanza antislot per tutelare i propri esercenti, ma il M5S teme che altri comuni possano seguirlo

In questi giorni è stato molto dibattuto il “caso” di Minerbio, comune della provincia di Bologna, dove il sindaco Lorenzo Minganti ha deciso di ritirare l’ordinanza sugli orari delle slot

19 Dicembre 2016

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In questi giorni è stato molto dibattuto il “caso” di Minerbio, comune della provincia di Bologna, dove il sindaco Lorenzo Minganti ha deciso di ritirare l’ordinanza sugli orari delle slot perché i giocatori dopo le restrizioni hanno iniziato a spostarsi nei paesi limitrofi, un caso balzato anche alle cronache della stampa nazionale generalista. Diverse sono state le reazioni a questa scelta, dalla “comprensione” dell’assessore regionale alla legalità dell’Emilia Romagna, Massimo Mezzetti, a quella del consigliere pentastellato Andrea Bertani, che pubblicamente ha chiesto al sindaco di ripensarci.

“Mi dispiace molto – ha ribadito a PressGiochi il consigliere del Movimento Cinque Stelle- se la legge fosse stata aggiornata come volevamo noi potevamo dare forza al sindaco Minganti sulla gestione degli orari. Spero ancora che lui ci ripensi, perché il rischio è che tutti inizino a tirarsi indietro”.

Una vicenda, questa della provincia di Bologna, dalla quale emergono molte contraddizioni che puntualmente si ripetono su tutto il territorio nazionale.

“Noi abbiamo adottato l’ordinanza contro la ludopatia tempo fa convinti che funzionasse – ha commentato il sindaco di Minerbio, al quale abbiamo chiesto direttamente il proprio punto di vista –  ci siamo mossi solamente dopo alcune sentenze favorevoli dei tribunali, per essere assolutamente sicuri di non avere problemi.  Inoltre abbiamo lavorato su un testo predisposto dal distretto sanitario, del quale fanno parte altri quindici comuni, con la premessa che tutti i comuni seguissero la stessa linea”.

“Prima di partire con l’ordinanza – ha proseguito – ho incontrato gli esercenti del posto che, anche se ovviamente non erano entusiasti delle nuove limitazioni, hanno accolto la notizia piuttosto bene, dato che loro stessi mi hanno raccontato di aver agito personalmente per tutelare  soggetti ‘a rischio’ e minori. Sapevo quindi di muovermi all’interno di un tessuto sociale sensibile al problema del contrasto della ludopatia”.

 

 

Oltre questo “retroscena”, si arriva agli sviluppi più recenti. ”Durante una nuova riunione a luglio invece, è uscito fuori che il provvedimento non era stato adottato dai comuni limitrofi – ha continuato Minganti –  dopo altri solleciti, il 5 dicembre c’è stata una nuova riunione, dopo la quale ho deciso di ritirare l’ordinanza, se non verrà presa anche dagli altri. I nostri esercizi commerciali, infatti, non stavano avendo solo un danno dall’incasso delle slot, ma più in generale dagli incassi dei propri locali, in quanto diversi giocatori si spostavano nei paesi vicini. Credo che la mia sia stata una scelta saggia e responsabile, perché così come stavano le cose non solo non si otteneva niente contro il problema del gioco patologico, ma si danneggiavano anche economicamente i nostri esercizi”.

C’è ancora una volta una responsabilità politica “a monte” dunque, dietro a i problemi di questo Paese, dell’Emilia Romagna che è la metafora di tanti altri nella nazione. Una  “schizofrenia” verso il gioco, come la definisce lo stesso Minganti (e non è l’unico), che rischia di complicare ulteriormente il complesso e già difficile equilibrio tra amministrazioni e gestori, tra regole, economia e contrasto “effettivo” del gap.

 

 

“Proprio ieri – conclude- insieme alla Polizia Municipale e alla Guardia di Finanza abbiamo sgominato una sala giochi con videoterminali che raccoglievano gioco abusivo. Cosa significa? Che continuiamo a fare azioni concrete contro il gioco illegale e la patologia. Non credo in uno Stato troppo etico e repressivo. Servono semplicemente regole, regole condivise”.

PressGiochi