È attesa per la prossima settimana la decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-421/24 AGCOM contro Google Ireland, relativa alla responsabilità delle piattaforme online per i contenuti
È attesa per la prossima settimana la decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea nella causa C-421/24 AGCOM contro Google Ireland, relativa alla responsabilità delle piattaforme online per i contenuti pubblicati dagli utenti e, in particolare, alla diffusione di messaggi promozionali legati al gioco d’azzardo online attraverso YouTube.
La controversia nasce dal provvedimento con cui, il 19 luglio 2022, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha sanzionato Google Ireland con una multa da 750 mila euro, ordinando inoltre la rimozione di alcuni video pubblicati sulla piattaforma YouTube che promuovevano siti di gioco con vincite in denaro, in violazione del divieto introdotto dall’articolo 9 del decreto-legge n. 87/2018 (cosiddetto Decreto Dignità).
Secondo AGCOM, i contenuti non potevano essere considerati semplicemente materiale generato da utenti della piattaforma, poiché il creator coinvolto aveva aderito al Programma Partner di YouTube (YPP), instaurando un rapporto commerciale con Google attraverso la condivisione dei ricavi pubblicitari. L’Autorità aveva accertato la presenza di 630 video pubblicati su cinque canali riconducibili allo stesso creatore, ritenendo quindi applicabile il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo.
Google ha impugnato il provvedimento sostenendo che dovessero trovare applicazione i principi della normativa europea sul commercio elettronico, che limita la responsabilità dei prestatori di servizi di hosting per i contenuti caricati dagli utenti. Il TAR Lazio aveva accolto il ricorso della società, annullando la sanzione. AGCOM ha quindi proposto appello davanti al Consiglio di Stato, che ha deciso di sottoporre alla Corte di giustizia Ue alcune questioni pregiudiziali sull’interpretazione delle norme europee.
Il 27 novembre 2025 sono state pubblicate le conclusioni dell’Avvocato generale della Corte Ue, Maciej Szpunar, chiamato a fornire un parere non vincolante in vista della sentenza definitiva.
Secondo Szpunar, una piattaforma come YouTube rientra nell’ambito di applicazione della direttiva 2000/31 sul commercio elettronico, poiché la sua attività consiste nella memorizzazione di contenuti caricati dagli utenti e non coincide con l’offerta diretta di giochi d’azzardo o con la gestione di servizi di gambling.
L’Avvocato generale ha tuttavia precisato che questo non impedisce agli Stati membri di applicare norme nazionali che vietano la pubblicità del gioco online quando un prestatore di servizi veicola una concreta promozione di tali attività.
“Le attività consistenti nell’offerta di giochi di fortuna mediante internet e, potenzialmente, nella pubblicizzazione di giochi d’azzardo sono quelle previste all’articolo 1, paragrafo 5, lettera d), della direttiva 2000/31 – ha osservato Szpunar –. Una piattaforma di condivisione di video non svolge nessuna di queste attività; essa rientra pertanto nell’ambito di applicazione della direttiva”.
Un elemento centrale della causa riguarda il rapporto tra Google e il creator attraverso il Programma Partner di YouTube. Secondo AGCOM, tale relazione economica avrebbe fatto venir meno la neutralità della piattaforma, rendendo Google responsabile dei contenuti pubblicati.
Su questo punto, l’Avvocato generale ha adottato una posizione più articolata: la presenza di un contratto di partnership commerciale non esclude automaticamente l’applicazione delle tutele previste per gli hosting provider.
Secondo Szpunar, l’attività di un prestatore di servizi di hosting che memorizza contenuti di terzi con cui ha concluso un accordo commerciale può rientrare nell’articolo 14, paragrafo 1, della direttiva 2000/31, a condizione che il contratto non attribuisca alla piattaforma “conoscenza o controllo dei contenuti memorizzati”.
Diversamente, qualora la piattaforma acquisisca una conoscenza effettiva di uno specifico contenuto illecito, non potrebbero più applicarsi le condizioni che limitano la responsabilità dell’hosting provider.
La pronuncia della Corte di giustizia sarà chiamata a chiarire un tema di particolare rilevanza per il settore digitale e per il mercato del gioco regolamentato: quali siano i confini della responsabilità delle piattaforme online quando ospitano contenuti promozionali relativi ad attività soggette a restrizioni nazionali.
L’esito della causa potrebbe avere conseguenze non solo sul rapporto tra AGCOM e Google, ma anche sul modo in cui le piattaforme dovranno gestire contenuti legati al gambling, soprattutto alla luce dell’evoluzione del quadro europeo sulla responsabilità degli intermediari digitali e dell’entrata in applicazione del Digital Services Act.






