23 Settembre 2020 - 10:52

Casinò di Venezia. Ricapitalizzazione entro l’anno o si rischia il fallimento

Se la società patrimoniale del Casinò – la Cmv spa – non verrà nuovamente ricapitalizzata entro l’anno o non verrà irrobustita da cessioni come quelle dei terreni del Quadrante di

23 Giugno 2015

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Se la società patrimoniale del Casinò – la Cmv spa – non verrà nuovamente ricapitalizzata entro l’anno o non verrà irrobustita da cessioni come quelle dei terreni del Quadrante di Tessera, rischia il tracollo, trascinando con sé in una spirale debitoria anche il Comune di Venezia che la controlla. Lo fa capire la relazione sul bilancio del Comune e sui suoi equilibri che il Collegio dei Revisori dei Conti ha inviato alla Corte dei Conti, come atto dovuto. Un esborso continuo, quello della casa da gioco, per l’Amministrazione che ha anche dovuto accantonare per essa due milioni e mezzo di euro in bilancio per gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato sugli sgravi Inps considerati illegittimi dall’Unione Europea.

 

«L’eventuale “default” (l’anticamera del fallimento) della società», scrivono i revisori dei conti del Comune all’organismo contabile, «comporterebbe gravi perdite per il Comune sia per il rischio di escussione delle lettere di patronage rilasciate alla Cmv spa (pari a 26,5 milioni), sia per i contraccolpi sul valore della Casa da gioco e degli immobili funzionali al suo esercizio». Per questo il Comune ha rinunciato a tre milioni e 600 mila euro degli 11 milioni che la società del Casinò le deve.

Una “toppa” per coprire il patrimonio netto negativo per circa due milioni e 127 mila euro dello scorso anno, e altre perdite per un milione e 400 mila euro attese entro la fine di giugno. Ma ancora non basta, per lo squilibrio economico strutturale della società patrimoniale della casa da gioco, che non ha più entrate proprie – dopo lo scorporo della società del gioco, in vista di una privatizzazione che poi non c’è più stata – e deve pagare oltre due milioni di euro annui di interessi passivi per una cessione del credito a Intesa San Paolo per investimenti precedenti. Fino a quando – solo dalla fine del 2017 – la società della casa da gioco non comincerà a incassare i due milioni di euro annui che gli deriveranno dagli affitti dell’ex Casinò del Lido, giratigli dal Comune, lo squilibrio dei conti non si sanerà e il dissesto sarà sempre dietro l’angolo. «Pochi giorni fa», scrivono i Revisori dei conti del Comune, «è stato approvato il bilancio consuntivo 2014 della Cmv che si è chiuso con un passivo di cinque milioni e 800 mila euro».

A questo si aggiungono un milione e 400 mila euro di perdite che accumulerà a fine giugno con un patrimonio netto ancora una volta negativo. Per evitare il default, Zappalorto ha stanziato in extremis un altro milione di euro per garantire sino a fine settembre perdite e capitale. Poi, se non ci penserà il nuovo sindaco Brugnaro con un altro intervento di ricapitalizzazione, sarà nuovamente tracollo. Per quanto riguarda invece la Casinò di Venezia gioco, la previsione comunicata dai Revisori dei Conti è di un passivo di due milioni e 600 mila euro a fine anno, con una previsione di equilibrio di bilancio che la società della casa da gioco prevede di raggiungere solo nel 2017, a fronte di un aumento degli incassi. A completare il quadro disastroso delle società della casa da gioco, c’è anche il bilancio della Casinò di Venezia Meeting & Dining srl, che si occupa della ristorazione di Ca’ Vendramin Calergi e Ca’ Noghera. La previsione per il bilancio consuntivo 2014 è di una chiusura in perdita per 850 mila euro, che scenderanno a 600 mila a fine 2015.

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