Si è aperta questa mattina in Aula alla Camera dei deputati la discussione della mozione Merola ed altri del PD concernente iniziative nell’ambito del settore dei giochi pubblici. A presentare
Si è aperta questa mattina in Aula alla Camera dei deputati la discussione della mozione Merola ed altri del PD concernente iniziative nell’ambito del settore dei giochi pubblici. A presentare la mozione è stato l‘on. Stefano Vaccari che ha tracciato un quadro estremamente critico dell’attuale sistema italiano dell’azzardo, definendolo una “crisi sistemica” che investe dimensioni sociali, sanitarie, economiche e democratiche.
Nel suo intervento, Vaccari ha denunciato la crescita record del settore, l’impatto sulle famiglie e sulle fasce più fragili della popolazione, il peso crescente dell’online e la progressiva dipendenza dello Stato dalle entrate fiscali generate dal gioco. Al centro della sua posizione, la richiesta di una riforma organica che riduca l’offerta e rafforzi le tutele di salute pubblica, prevenzione e trasparenza.
MOZIONE SUL GIOCO DI ITALIA VIVA
MOZIONE SUL GIOCO DEL MOVIMENTO 5 STELLE
“Oggi discutiamo una mozione che non riguarda semplicemente il riordino del gioco pubblico: riguarda la qualità della nostra democrazia e il rapporto tra Stato e cittadini, il confine tra interesse pubblico e interesse economico. Perché – ha detto Vaccari – quando in un Paese i cittadini e le cittadine arrivano a giocare 165 miliardi di euro in un anno, pari al 7,3% del PIL nazionale, non siamo più davanti a un fenomeno marginale o ricreativo. Siamo davanti a una crisi sistemica: sociale, sanitaria, economica e culturale.
Nel 2025 gli italiani hanno perso quasi 22 miliardi di euro netti nell’azzardo. Lo ripeto: 22 miliardi sottratti ai bilanci familiari, ai consumi, al risparmio, alla vita reale delle persone. Non è un gioco, è azzardo. Mentre tutto questo accade, il Governo continua a guardare il fenomeno quasi esclusivamente dal punto di vista del gettito. Ma il punto è politico: uno Stato che fonda una parte crescente del proprio equilibrio fiscale sulla perdita economica dei cittadini è uno Stato che ha smesso di governare il fenomeno e ha iniziato a dipenderne.
È quanto emerge anche dal “Libro nero dell’azzardo” di Cgil e Federconsumatori, che definisce lo Stato italiano uno “Stato perdente”: perdente perché incassa poco più di 11 miliardi a fronte di una crescita esponenziale della raccolta, ma scarica su sanità, servizi sociali, famiglie e territori costi enormemente superiori; perdente perché mentre cresce l’azzardo diminuiscono gli strumenti di prevenzione; perdente perché ha cancellato l’osservatorio sul gioco d’azzardo patologico e ridotto le risorse per cura e prevenzione; e soprattutto perdente perché ha scelto di non affrontare il nodo centrale: la riduzione dell’offerta.
Noi, dall’inizio della Legislatura, chiediamo una riforma organica e abbiamo presentato una proposta di legge costruita insieme a territori, servizi sanitari, associazioni, sindacati, famiglie ed enti locali, che in larga parte ricalca la proposta Baretta della XVII legislatura. Una riforma che mette al centro salute pubblica, legalità, contrasto alle mafie, tutela dei minori e trasparenza. Ma non è arrivata alcuna risposta.
Si è preferita la strada del rinvio e delle proroghe, e poi una delega fiscale attuata per pezzi, partendo dall’online, che ha consentito al settore di superare i 100 miliardi di raccolta in due anni. In appena sette anni siamo passati dal 33 al 61% del mercato complessivo.
Non stiamo parlando di innovazione neutrale, ma di una forma di azzardo permanente, continua, invisibile, disponibile 24 ore su 24 dentro uno smartphone.
Ci sono 17 milioni di conti di gioco attivi, quasi 5 milioni di utenti stimati, e l’84% dei conti chiude l’anno in perdita. E chi paga di più? Sempre gli stessi: aree economicamente fragili, famiglie vulnerabili, giovani.
Campania, Sicilia e Calabria registrano i livelli più alti di gioco online pro capite. In alcune province si superano i 4.500 euro a persona, in alcuni comuni anche oltre 7.000 euro pro capite. Davvero vogliamo far finta che tutto questo non abbia una connessione con povertà, sovraindebitamento, usura, marginalità sociale e infiltrazioni criminali?
Perché l’azzardo è anche uno dei principali strumenti di penetrazione economica della criminalità organizzata, come dimostrano numerose indagini della magistratura e delle forze dell’ordine. Eppure, mentre le mafie investono nel settore e il mercato si concentra, lo Stato arretra: sulla trasparenza dei dati, sul controllo pubblico, sulla prevenzione.
In questi anni non sono mancate realtà sociali, associative e istituzionali che hanno provato a costruire un argine culturale. Penso alla campagna “Mettiamoci in Gioco”, che ha unito associazioni, sindacati, enti locali, operatori sanitari e terzo settore attorno a un principio: la salute pubblica e la dignità della persona devono venire prima del profitto.
Penso anche alle parole della Chiesa italiana e dei pontefici. Il cardinale Matteo Zuppi ha definito l’azzardo una realtà allarmante, capace di generare solitudine, povertà e dipendenza. Papa Francesco ha denunciato il gioco d’azzardo come una falsa speranza che colpisce i più fragili. E anche Papa Leone ha richiamato la responsabilità delle istituzioni nel contrasto ai modelli economici che alimentano dipendenze sociali. Quando mondi così diversi convergono nello stesso allarme, la politica non può continuare a voltarsi dall’altra parte.
La mozione che presentiamo dice chiaramente che questo non è più accettabile. Serve una risposta diversa: riduzione progressiva dell’offerta, tutela dei distanziometri e dei limiti orari, rafforzamento dei controlli antimafia, accesso pubblico ai dati territoriali, tutela reale dei minori, autoesclusione obbligatoria e monitoraggio dei comportamenti a rischio, divieto di uso dei dati a fini commerciali, ripristino dell’osservatorio sul GAP e rifinanziamento del fondo dedicato.
La prevenzione non può dipendere dal gettito dell’azzardo: sarebbe una distorsione etica prima ancora che politica. Più persone si rovinano, più lo Stato incassa. Questo non è un modello sostenibile né moralmente difendibile.
C’è poi il tema della pubblicità: il divieto formale viene aggirato attraverso piattaforme digitali, influencer, ambientazioni sportive e bonus mascherati. Si parla di gioco responsabile, ma spesso diventa promozione indiretta.
Abbiamo progressivamente normalizzato il rischio, rendendo l’azzardo quotidiano e socialmente accettabile. È questo il fallimento più grave: culturale, sociale e democratico. Una Repubblica fondata sul lavoro non può trasformarsi in una Repubblica fondata sulla dipendenza da gioco. Oggi dobbiamo scegliere se stare dalla parte di uno Stato “biscazziere” o dalla parte delle persone: famiglie, giovani, territori e soggetti fragili. Questa mozione chiede di governare davvero il fenomeno, ridurre l’offerta, aumentare la trasparenza, proteggere la salute pubblica e restituire allo Stato un ruolo che non sia quello del banco che vince sempre.
Perché il vero rischio non è solo che milioni di persone perdano denaro, ma che lo Stato perda se stesso. Per questo rivolgo un appello a tutte le forze parlamentari: proviamo a costruire insieme una risposta all’altezza della sfida che abbiamo davanti. Uniamoci lungo la stessa strada. Possiamo farlo. Dobbiamo farlo” conclude l’onorevole.
Dopo le dichiarazioni di Ilenia Malavasi (PD), Luciano Ciocchetti (FdI) e Gilda Sportiello (M5S) in Aula, i rappresentanti del Governo hanno fatto sapere che interverranno sulla discussione della mozione in una successiva seduta. La discussione è stata quindi rinviata a data da destinarsi.
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