Nella seduta di ieri alla Camera dei deputati si è acceso un confronto politico significativo sullo stato del calcio italiano e, più in generale, sulla credibilità del sistema sportivo nazionale.
Nella seduta di ieri alla Camera dei deputati si è acceso un confronto politico significativo sullo stato del calcio italiano e, più in generale, sulla credibilità del sistema sportivo nazionale. A innescare il dibattito è stata la richiesta dell’onorevole Salvatore Caiata (Fratelli d’Italia) di un’informativa urgente al Ministro per lo Sport, Andrea Abodi, alla luce delle recenti vicende giudiziarie e delle criticità strutturali del settore.
Al centro degli interventi non solo i temi della governance e della giustizia sportiva, ma anche questioni sempre più rilevanti come il legame tra sport, scommesse e il rischio di diffusione della ludopatia.
Nel suo intervento, Caiata ha sottolineato la necessità di fare luce su un sistema che, a suo avviso, mostra segnali evidenti di crisi, ribadendo però la volontà di non interferire con l’autonomia dello sport: “dobbiamo però chiederci che credibilità abbia ancora un sistema che, dopo aver messo in fila decine di fallimenti sportivi, ossia mancata qualificazione ai Mondiali, decine di fallimenti gestionali, decine di fallimenti di società calcistiche, ancora continua a chiudersi a riccio, ad autotutelarsi per continuare a gestire una situazione che noi, invece, riteniamo non possa essere più gestita in questo modo.
Non c’è alcuna volontà da parte della politica di invadere il campo dello sport. Non c’è alcuna volontà della politica di andare a ledere il principio dell’autonomia dello sport… C’è una necessità però. C’è una necessità che credo ci dovrebbe vedere tutti uniti: quella di cercare di alzare il livello di analisi rispetto a quello che sta succedendo. Dobbiamo sicuramente ricordare tre cose. Grandi e conclamati fallimenti sportivi di questo sistema: tre mancate qualificazioni ai Mondiali parlano da sole, gridano vendetta da sole. Conclamato fallimento gestionale di questo sistema. Ormai non c’è un campionato che si conclude senza che le Aule dei tribunali abbiano riscritto le classifiche: punti di penalizzazione, società che iniziano i campionati e non li finiscono; negli ultimi 10 anni ci sono stati più di 80 fallimenti di società professionistiche sportive: è evidente che questo sistema non funziona. Poi, fallimento economico di questa governance.
Il valore dei diritti televisivi che, voglio ricordare a tutti, sono le risorse che poi, redistribuite, permettono a questo sistema di stare in piedi, cala continuamente. Perché cala il valore dei diritti televisivi? Perché cala la credibilità di questo sistema”.
L’intervento di Mauro Berruto (PD) ha condiviso la diagnosi di crisi del sistema calcio, ma ha sollevato forti critiche politiche, in particolare su due temi: il rischio di commissariamento e l’ipotesi di finanziare il calcio con i proventi delle scommesse.
“Io ho ricevuto – ce l’ho qua – una bozza di un disegno di legge depositato – o non ancora depositato -, proposto dal senatore Marcheschi sulle riforme del calcio. Ecco, curiosamente, al punto 6 di questa proposta, c’è un articolo che riguarda solo il commissariamento straordinario. Questo mi fa tornare un po’ sul pensiero di prima, ma ci sono cose su cui noi potremmo esserci con grande piacere. Se parliamo di contrasto alla pirateria, noi non solo ci siamo, ma ci siamo anche stati, perché abbiamo già votato provvedimenti in quella direzione. Se vogliamo, veramente, fare un ragionamento sull’introduzione di un tetto massimo alle percentuali dei procuratori, certamente, ci siamo. Se vogliamo fare un ragionamento sui vivai e sulla possibilità di dare più chances a calciatori italiani di accedere al massimo livello, naturalmente ci siamo. È un peccato, però, che noi sentiamo sempre due temi, in particolare, dal Ministro Abodi: il primo è quello di stornare i profitti derivanti dalle scommesse sportive alle società di calcio. Ecco, su questo vorrei che ve lo mettesse in testa: noi non ci siamo.
Non vogliamo che l’accesso a una maggiore diffusione della ludopatia possa mettere a posto i bilanci delle società calcistiche perché sarebbe utile sapere poi che cosa, di quel denaro, si fa. E, naturalmente, non ci siamo su un commissariamento nei termini in cui ci viene raccontato, ormai quotidianamente. Perché non ci siamo? Lo dicevo, pochi giorni fa, nel corso della discussione del decreto Sicurezza.”
Sulla stessa linea critica si è espresso Gaetano Amato (M5S), che ha richiamato l’attenzione sul tema delle sponsorizzazioni legate al gioco d’azzardo e sulla mancata azione parlamentare:
“Anche noi, dobbiamo far presente un “però”. L’onorevole Caiata, si ricorderà che, oltre un anno fa, noi abbiamo presentato una proposta di legge per una Commissione d’inchiesta e avevamo invitato tutta la maggioranza – l’onorevole Caiata in primis, ma anche i colleghi di altri gruppi parlamentari – a sottoscriverla e a portarla in Commissione. Quella proposta giace ancora là e niente è stato fatto.
Allo stesso modo, devo dire che, insieme ai colleghi del PD, siamo stati gli unici a batterci contro la sponsorizzazione delle scommesse mentre proprio la squadra dell’Inter metteva sulla propria maglia il simbolo di una società di scommesse.”
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