10 Luglio 2026 - 16:50

Bravi (Reg. Umbria) a PressGiochi: «Sul distanziometro le Regioni sono unite. Serve un equilibrio tra salute e interessi erariali» Video

Prevenzione, distanziometro, rapporto con gli operatori e rischio di medicalizzazione. Sono questi alcuni dei temi affrontati da Angela Bravi, già coordinatrice del Gruppo interregionale tecnico sulle dipendenze, a margine del

07 Luglio 2026

Prevenzione, distanziometro, rapporto con gli operatori e rischio di medicalizzazione. Sono questi alcuni dei temi affrontati da Angela Bravi, già coordinatrice del Gruppo interregionale tecnico sulle dipendenze, a margine del convegno “Tutti in gioco” promosso da Regione Lombardia. Nell’intervista rilasciata a PressGiochi, Bravi ha fatto il punto sul confronto tra Regioni e Governo in vista del riordino del gioco fisico, ribadendo la centralità della tutela della salute pubblica e della prevenzione come principi guida delle politiche regionali.

Bravi ha spiegato che, dal punto di vista tecnico, trovare un’intesa tra Regioni non è stato particolarmente difficile perché tutte condividono elementi di fondo, a partire dal distanziometro dai luoghi sensibili: «Ogni Regione ha calibrato metri e luoghi in modo leggermente diverso, ma il principio è comune e irrinunciabile».

Secondo Bravi, il gioco fisico non è scomparso con l’avvento dell’online: dopo il calo Covid è tornato a crescere, anche se a ritmi inferiori rispetto al digitale. Le due forme di gioco risultano spesso complementari. Per questo le Regioni ritengono importante mantenere strumenti di contenimento dell’offerta fisica.

Sul rapporto con gli operatori del settore, Bravi ha riconosciuto l’esistenza di interessi pubblici differenti, a volte potenzialmente contrastanti, come avviene per altri prodotti che possono generare dipendenza o rischi per la salute. «La salute deve rimanere una priorità. Questo non esclude un dialogo, ma richiede consapevolezza dei diversi obiettivi in campo».

Ha poi risposto sul tema medicalizzazione, citando l’esperienza ligure: «Si tratta di evitare di medicalizzare precocemente situazioni di rischio, soprattutto tra i giovani, privilegiando approcci di aggancio non stigmatizzanti». Sulla comunicazione ha sottolineato la necessità di chiamare le cose con il loro nome («azzardo» e non solo «gioco responsabile») senza però criminalizzare il gioco occasionale: «Occasionale non è pericoloso, ma certi comportamenti ripetuti sì. E quando si sviluppa un problema, la vergogna non deve impedire di chiedere aiuto».

Un contributo che rafforza la posizione delle Regioni a difesa di spazi di autonomia e di misure di prevenzione ambientale efficaci, in attesa delle scelte definitive del Governo nazionale.

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