28 Settembre 2020 - 17:00

Borgomeo (Aiart): “Stop alla pubblicità del gioco. Da Governo ci aspettiamo indicazioni sulla questione”

PressGiochi – Ci incontriamo oggi per chiedere a gran voce che sia vietata la pubblicità al gioco d’azzardo, in primis quella televisiva sul servizio pubblico ovvero della Rai. La nostra

27 Aprile 2015

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PressGiochi – Ci incontriamo oggi per chiedere a gran voce che sia vietata la pubblicità al gioco d’azzardo, in primis quella televisiva sul servizio pubblico ovvero della Rai. La nostra richiesta è contro la pubblicità al gioco d’azzardo tout court ma ci rendiamo conto che si scontra con interessi consolidati enormi dal punto di vista economico-finanziario, i quali che hanno collegamenti e influenza sui media nazionali. Sabbiamo che questa è una dura battaglia, ma ci impegniamo affinché grazie alla nostra esperienza possa essere aumentata l’attenzione sulla questione. Luca Borgomeo, Presidente dell’Associazione dei telespettatori Aiart, interviene così in occasione del convegno “Stop alla pubblicita’ nel gioco d’azzardo’’ organizzato presso la sede romana di Radio Vaticana.

Presenti all’incontro Enzo Ghinazzi in arte Pupo, il Prof. Adriano Zanacchi, Mons. Enrico Feroci, direttore Caritas Roma, il Prof. Federico Tonioni, Responsabile Ambulatorio dipendenze da internet Policlinico Gemelli e il sottosegretario con delega ai giochi Pierpaolo Baretta.

“Occorre – continua Borgomeo – che l’opinione pubblica e la società tutta si rendano conto che il gioco d’azzardo fa male, sia alle finanze che alla salute e alle relazioni sociali delle persone, per questo chiediamo il divieto assoluto o la limitazione della pubblicità del gioco. Riteniamo possibile raggiungere questo obiettivo per gradi, nel senso che proponiamo di eliminare la pubblicità in prima serata e soprattutto durante le manifestazioni sportive, interrotte di frequente da inviti al gioco online e alle scommesse. Bisogna invertire la tendenza del numero di giocatori problematici e il giro d’affari vorticoso di questo settore che interessa molto la malavita e la criminalità organizzata.

Noi ci battiamo contro la pubblicità al gioco, ma la nostra non è la crociata dei cattolici contro il gioco d’azzardo. Il fatto confessionale non c’entra nulla. La nostra è la richiesta di una associazione che rappresenta i telespettatori e che nell’interesse generale e in nome della dignità di un Paese democratico e civile come l’Italia chiede che si argini il gioco visto come pericolo sociale.

Dobbiamo far crescere la consapevolezza delle persone, minori in primis, su questo pericolo. Come Aiart, abbiamo avviato la campagna ‘Non ci provare’ attraverso la quale abbiamo diffuso 120mila cartoline gratta&leggi che come dei gratta e vinci vengono grattati ed esce un messaggio pubblicitario: ‘La pubblicità fa male’, distribuito a Roma in tutte le parrocchie e in Italia attraverso tutte le nostre strutture, nelle scuole di vari ordini.

Il governo – continua il presidente Aiart – ci dia delle indicazioni sulla questione. Ovviamente quando si pone un divieto deve essere la legge che deve intervenire e porre dei limiti. Tra le nostre proposte anche quella di stabilire un tetto o badget oltre il quale non si può andare e delle modalità per vietare tali pubblicità nel prime time e nei programmi per giovani. Possibile che questa materia sia fuori da ogni legge? Il fumo, l’alcol e la droga fanno male e la pubblicità a fumo, alcol e droga è vietata. Perché non applicare la stessa logica al gioco d’azzardo che non è meno pericoloso per la società?

Con il gioco ci si rovina. Non è possibili che personaggi famosi come i calciatori che rappresentano un modello da seguire per tutti i giovani, e che come il capitano della Roma Francesco Totti o quello della Juventus, Gigi Buffon che hanno sempre mostrato grande sensibilità sociale, possano divenire complici di iniziative negative. Siamo preoccupati, perché più la pubblicità piace ed ha successo più cresce l’entità complessiva del gettito derivante dal gioco d’azzardo è più aumenta il numero di giocatori con problemi. Non è un caso che abbiamo scelto un uomo di spettacolo come Pupo a raccontare la sua esperienza di giocatore pentito.

Noi puntiamo – conclude Borgomeo – in particolare alla pubblicità televisiva che riteniamo sia più invasiva e martellante. La pubblicità delle scommesse soprattutto interrompe anche competizioni sportive che sono viste anche dai minori. Non è giusto che i drammi legati alle conseguenze del gioco passino in sordina nell’agenda setting dei media odierni catturati dalla notiziabilità delle vincite al gioco”.

Baretta (Sott.segr. Economia): “Su pubblicità giochi, Governo disponibile a discutere”

Cristina Doganini – PressGiochi