14 ottobre 2019
ore 10:41
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Bologna: centri scommesse costretti a chiudere a causa del distanziometro

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Bologna: centri scommesse costretti a chiudere a causa del distanziometro

A causa dell’introduzione della legge regionale del’Emilia Romagna, n. 4 del 2013, sul gioco d’azzardo molte attività tra sale giochi e centri scommesse si trovano a dover chiudere i  battenti.

Solo nella città di Bologna ci sono circa 57 attività che sono costrette a delocalizzare. La legge prevede che sale gioco e sale scommesse siano distanti almeno 500 metri dai luoghi sensibili, e che la distanza sia calcolata secondo il percorso pedonale più breve. Sono considerati luoghi sensibili gli istituti scolastici, i luoghi di culto, gli impianti sportivi, le strutture residenziali o semi residenziali in ambito sanitario o sociosanitario, le strutture ricettive per categorie protette, i luoghi di aggregazione giovanile e gli oratori.

 

Se da un lato è una decisione che tutela i cittadini, dall’altro ‘penalizza’ titolari e dipendenti. L’altra faccia della medaglia infatti, è la perdita di lavoro, così come spiega a BolognaToday Roberto Chiarini, titolare del punto Snai in Piazza della Pace, che ha abbassato la saracinesca del suo punto Snai dopo la prima partita di campionato.

“Ho ricevuto il decreto attuativo della legge, che è retroattivo, e ho già abbassato la saracinesca della mia attività davanti allo stadio. Ho licenziato a inizio giugno i miei dipendenti per permettergli di accedere almeno alla disoccupazione, e adesso anche io sono disoccupato. Il problema è che non è possibile delocalizzare, perché tutte le sale operano in regime di proroga. E se facciamo un investimento per aprire da un’altra parte e poi ricambia tutto? Finiremo sull’orlo della crisi”. E ancora: “Chi ha sale Snai e altre sale da gioco come me ha seguito dei corsi, e noi siamo i primi a segnalare all’Ausl i giocatori compulsivi. Non vogliamo portare nessuno sulla strada della ludopatia, ma chiudere un’attività davanti allo stadio e aprire fuori città è una follia”.

Chiarini ha dovuto chiudere la sua agenzia perché poco distante da una chiesa: “Mi chiedo anche come si possa contare la distanza da un luogo sensibile, in base al percorso? 500 metri non sono nulla, così come un chilometro. Ho regolare licenza fino alla fine del 2019 ma da adesso sono senza lavoro. Invece la legge prevede che i bar che hanno le slot possono dismettere tutto entro il 2022. In questo caso la ludopatia non c’entra? Non è un un controsenso? Deve essere fatto qualcosa, rivisto qualcosa. Ci sono oltre 50 attività che stanno chiudendo, con tanto di dipendenti, e a breve saranno tutti senza lavoro. Il problema della ludopatia esiste ma la soluzione non è chiudere le sale, ma coinvolgerci per arginare dei problemi. Con questi nuovi provvedimenti previsti dalle legge apriranno dei mini casinò a margine della città da parte dei grandi gruppi, e si sposterà solo il problema”.

Il Tar dell’Emilia-Romagna sono già stati presentati oltre 20 ricorsi da parte dei gestori delle sale da gioco, a cui si sono aggiunti altri cinque ricorsi straordinari al capo dello Stato. Tutte cause che chiedono l’annullamento sia del regolamento regionale sia, a cascata, di quelli comunali approvati di conseguenze. La Giunta Bonaccini ha deciso subito di rintuzzare questi ricorsi, incaricando della difesa l’avvocato Maria Rosaria Russo Valentini, del Foro di Bologna. “La Regione Emilia-Romagna non arretrerà di un millimetro – ha poi spiegato  Bonaccini via social network – vogliamo contrastare il gioco d’azzardo e combattere la dipendenza da gioco”.

 

PressGiochi

 

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