Il Tar Lazio torna a mettere in discussione il sistema delle proroghe tecniche delle concessioni Bingo e, soprattutto, il meccanismo con cui lo Stato ha imposto negli ultimi anni i
Il Tar Lazio torna a mettere in discussione il sistema delle proroghe tecniche delle concessioni Bingo e, soprattutto, il meccanismo con cui lo Stato ha imposto negli ultimi anni i canoni ai concessionari. Con una serie di nuove sentenze, i giudici amministrativi hanno accolto i ricorsi di alcune società operanti nel settore del Bingo, annullando gli atti con cui l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli aveva applicato gli aumenti previsti dalla legge di Bilancio 2023 per il periodo di proroga delle concessioni.
La vicenda riguarda le concessioni Bingo ormai scadute da tempo e mantenute in vita attraverso una serie di proroghe tecniche disposte dal legislatore in attesa di nuove gare. Proprio una di queste proroghe era stata introdotta dall’articolo 1, comma 124, della legge n. 197 del 2022, che aveva esteso il regime fino al 31 dicembre 2024 imponendo ai concessionari il pagamento del canone concessorio secondo le modalità già previste dalle convenzioni, ma con una maggiorazione del 15% sul corrispettivo una tantum dovuto per la prosecuzione dell’attività.
Per dare attuazione alla norma, ADM aveva prima pubblicato, il 4 maggio 2023, un avviso rivolto ai concessionari del Bingo, confermando la prosecuzione dell’attività in regime di proroga tecnica. Successivamente, con nota del 30 maggio 2023, aveva definito le modalità di pagamento del corrispettivo una tantum, stabilendo per ciascun concessionario un importo complessivo pari a 181.125 euro da versare in quattro rate distribuite tra il 2023 e il 2024.
Le società ricorrenti hanno contestato il sistema davanti al Tar Lazio sostenendo che lo Stato fosse intervenuto ancora una volta in modo unilaterale sul rapporto concessorio, aggravando il peso economico sulle imprese senza alcun collegamento con la reale situazione economico-finanziaria delle sale Bingo. Nel ricorso viene evidenziato come l’aumento dei canoni fosse stato imposto in un momento particolarmente delicato per il settore, ancora segnato dagli effetti delle lunghe chiusure dovute alla pandemia.
Secondo la società, il nuovo assetto avrebbe violato i principi di proporzionalità, ragionevolezza e tutela della concorrenza previsti sia dalla Costituzione italiana sia dal diritto dell’Unione europea. La ricorrente ha inoltre ricordato che, nelle more della decisione della Corte di Giustizia UE sulla compatibilità delle proroghe con il diritto europeo, il Consiglio di Stato e lo stesso Tar Lazio avevano già consentito ai concessionari di continuare a versare un canone ridotto di 2.800 euro mensili, rispetto agli 8.625 euro mensili richiesti in base alla legge di Bilancio 2023.
Il contenzioso si è inserito in un quadro molto più ampio che negli ultimi anni ha coinvolto numerosi operatori del Bingo. Le concessioni, infatti, sono state prorogate ripetutamente dal legislatore senza il ricorso a nuove gare pubbliche, mentre parallelamente i canoni richiesti agli operatori sono aumentati progressivamente. Proprio su questo meccanismo il Consiglio di Stato aveva deciso di investire la Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiedendo chiarimenti sulla compatibilità delle proroghe tecniche con la direttiva europea 2014/23/UE sulle concessioni pubbliche.
La svolta è arrivata con la sentenza della Corte di Giustizia del 20 marzo 2025. I giudici europei hanno stabilito che le proroghe italiane delle concessioni Bingo rientrano pienamente nell’ambito della direttiva europea e che non rispettano le condizioni previste dall’articolo 43, che consente modifiche delle concessioni in corso solo in casi eccezionali e tassativi. In sostanza, secondo la Corte UE, lo Stato italiano non poteva continuare a prorogare le concessioni modificandone anche le condizioni economiche senza indire nuove procedure selettive.
La Corte europea ha però precisato anche un altro principio destinato ad avere effetti rilevanti sul settore. Pur ritenendo illegittimo il sistema delle proroghe, ha escluso che i concessionari possano continuare a operare senza versare alcun corrispettivo allo Stato. Questo perché l’attività svolta durante la proroga ha comunque generato utilità economiche per gli operatori e l’assenza totale di canone produrrebbe un vantaggio indebito a favore dei concessionari.
Il problema, secondo i giudici europei e ora anche secondo il Tar Lazio, è il criterio utilizzato per determinare tali importi. La normativa italiana aveva infatti previsto un canone rigido e identico per tutti, senza considerare i fatturati delle singole sale Bingo, i ricavi effettivamente conseguiti, le diverse condizioni economiche degli operatori e gli effetti prodotti dalle chiusure pandemiche sul settore.
Riprendendo integralmente i principi espressi dalla Corte di Giustizia, il Tar Lazio afferma quindi che il sistema previsto dalla legge n. 197 del 2022 è incompatibile con il diritto europeo e deve essere disapplicato. Di conseguenza risultano illegittimi anche gli atti adottati da ADM per applicare quella normativa.
Nella sentenza il Collegio chiarisce che l’annullamento delle note ADM non significa che il rapporto concessorio resti privo di regolazione economica. Secondo il Tar, occorre invece individuare un nuovo equilibrio tra interesse pubblico e sostenibilità economica per gli operatori. Per questo motivo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli dovrà ora rideterminare gli importi dovuti per il biennio 2023-2024 attraverso una nuova istruttoria che tenga conto dei fatturati reali dei concessionari, dei vantaggi ottenuti grazie alla prosecuzione dell’attività e anche dei sacrifici imposti agli operatori dalla proroga tecnica.
I giudici sottolineano inoltre che la nuova determinazione potrà avvenire anche attraverso provvedimenti provvisori, nelle more del completamento dell’attività istruttoria necessaria per stabilire un’indennità effettivamente proporzionata.
Il Tar Lazio ha quindi accolto il ricorso, disapplicando la norma nazionale ritenuta incompatibile con il diritto dell’Unione europea e annullando la nota ADM del 30 maggio 2023 e il precedente avviso del 4 maggio 2023. Le spese di giudizio sono state compensate, anche in considerazione del fatto che l’Agenzia aveva semplicemente applicato la normativa nazionale vigente prima dell’intervento chiarificatore della Corte di Giustizia UE.
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Fonte immagine: JORDAN Sector del Juego Bingo 3 Forques






