26 Gennaio 2021 - 21:54

Bianchella (Astro): “Sui giochi, serve riordino nazionale. Dopo 18 anni queste norme hanno bisogno di essere riviste”

“La legge di contrasto al Gioco d’azzardo patologico parla di possibilità di delocalizzare, in realtà qua non viene offerta la possibilità di delocalizzare anche perché gli esercizi generalisti, come bar

09 Dicembre 2020

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“La legge di contrasto al Gioco d’azzardo patologico parla di possibilità di delocalizzare, in realtà qua non viene offerta la possibilità di delocalizzare anche perché gli esercizi generalisti, come bar e tabacchi, hanno una radicalizzazione fortissima con il territorio”.

Ad affermarlo a 15 Minuti con PressGiochi è Claudio Bianchella responsabile per il territorio di Astro che afferma: “La norma, in sostanza, prevede per gli esercizi l’obbligo di rimuovere gli apparecchi, perché i bar e tabacchi sono talmente radicati al territorio e alla propria clientela abituale, che è impossibile spostarsi. Inoltre le tabaccherie sono legate a norme per le quali solo il Monopoli potrebbe autorizzarne il trasloco. Il fatto che in questi esercizi verranno rimossi gli apparecchi significherà per molti la chiusura, perché l’aiuto economico che danno gli apparecchi a questi esercizi è importante, soprattutto in questo momento così difficile e chi non sarà costretto a chiudere dovrà fare a meno di qualche dipendente. La norma inciderà su circa 15mila persone lavorative, non mi sento di dare dei numeri, ma ci saranno molte situazioni di disagio. Siccome stiamo parlando di diritto di salute e diritto di lavoro, bisognerebbe trovare una soluzione che possa incidere più sulla risoluzione del problema del gioco d’azzardo patologico e meno incisivo sulla perdita dei posti di lavoro”.

Per il Lazio potrebbero ipotizzarsi effetti simili a quelli avuti in Regione Piemonte?

“Credo che, considerando la forza delle due regioni, analoghe come numero di abitanti e di apparecchi installati, i numeri potrebbero essere molto simili. I giochi, da sempre, sono cannibali tra loro, nel senso che se aumenta il volume di un gioco sicuramente c’è un altro gioco che perde forza, esempio storico è il Totocalcio, che ha perso forza negli anni per la crescita del volume delle scommesse. Quindi, il fatto che si elimini il gioco con gli apparecchi incentiva altre forme di gioco, perché a fine anno il giocato degli italiani sarà sempre più o meno simile”.

“Nell’analizzare questa norma dobbiamo valutare il rapporto causa-effetto, cioè quello che provoca questa norma nell’ambito occupazionale e quello che può portare dal punto di vista di quello che è il suo vero obiettivo, cioè prevenire la ludopatia. Disposizioni come quella degli orari, fatti a macchia di leopardo, non portano alcun risultato, così come il discorso distanziometro, che potrebbe essere nocivo, perché si va a nascondere il gioco e non ad eliminarlo e le persone vanno a giocare comunque dove si può giocare e quindi dove è più pericoloso”.

Quanto è stata importante nelle altre regioni l’interlocuzione tra politica e operatori?

“L’interlocuzione è fondamentale a tutti i livelli, dal più basso fino ad arrivare a parlare al Governo per una futura legge di riordino a livello nazionale, che è ciò che stiamo chiedendo, perché stiamo rincorrendo una serie di norme che non permettono più di fare impresa. Per quanto riguarda il Lazio, andando nello specifico, questa possibilità che ci è stata offerta di avere un’interlocuzione con le due Commissioni riunite della Regione Lazio, la Commissione Sanità e la Commissione Lavoro, che ci hanno ascoltato con l’interesse nel valutare, nell’approfondire e nel ragionare. Quello che noi chiediamo è di iniziare a capire il fenomeno ”gioco” e che l’effetto retroattivo del distanziometro che verrà introdotto a giugno per gli esercizi generalisti venga rivisto o almeno che ci sia una proroga per una interlocuzione più approfondita per arrivare a togliere il distanziometro per le attività già esistenti. E’ assolutamente improponibile andarlo ad applicare retroattivamente e andare a ledere l’interesse di chi ha investito sulla base di concessioni”.

In questa fase, noi di As.Tro abbiamo lavorando in sinergia con Sapar, con il Dr. Gabriele Perrone. Uno dei problemi che hanno portato il comparto gioco ad avere qualche difficoltà è la non unione della filiera, la troppa diversificazione tra i rappresentanti, mentre ora stiamo portando avanti insieme questo lavoro di interlocuzione con le istituzioni del Lazio. Magari – conclude Bianchella – partendo dal basso si potrà sperare in futuro di lavorare sempre più in sinergia, perché gli interessi sono gli stessi, cioè lotta al gioco illegale e chiarezza sulle nuove norme che usciranno. Gli operatori hanno bisogno di un riordino a livello nazionale, quello che è successo nel 2002 quando sono state introdotte le new slot ed è stata fatta un’opera di emersione di tutto quello che si trovava in una situazione confusionale e gli operatori sono stati in grado di fare investimenti e di lavorare in maniera legale. Dopo 18 anni queste norme hanno bisogno di essere riviste”.

Cristina Doganini – PressGiochi