26 Settembre 2020 - 00:05

Bergamo: il motivo dell’intervento contro tutti i giochi e i limiti orari sui Gratta&Vinci

Per presentare il nuovo regolamento sul gioco d’azzardo il comune di Bergamo in collaborazione con Valeria Carella e Maurizio Fiasco ha elaborato un report sull’offerta e l’attività di gioco tra

08 Giugno 2016

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Per presentare il nuovo regolamento sul gioco d’azzardo il comune di Bergamo in collaborazione con Valeria Carella e Maurizio Fiasco ha elaborato un report sull’offerta e l’attività di gioco tra la popolazione bergamasco in particolare focalizzandosi sulla diffusione dei giochi tra gli anziani e i giovani.

La relazione parte da una disamina dell’evoluzione dell’offerta sul territorio bergamasco fino ad arrivare a spiegare come mai l’amministrazione comunale dovrebbe intervenire a limitare tutti i tipi di gioco, Gratta e vinci in primis, e a spiegare il perché dell’inutilità dell’applicazione dei limiti orari a singole categorie di prodotto.

 

I DATI – Il 14 maggio 2016 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha consegnato l’annuale Libro Blu con il rendiconto relativo all’anno intero 2015. Come si vedrà, in meno di cinque mesi l’informazione statistica ha subito un drastico cambiamento: se al 30 novembre 2015 il MEF dichiarava attivi 392.756 apparecchi (340.785 Newslot e 51.971 VLT) nel citato Libro Blu il dato è lievitato a 470.559 (di cui 418.210 Newslot e 52.349 VLT). L’incremento nazionale (pari a più 16,53 %) deriva dalla “improvvisa” entrata in funzione di apparecchi tra il primo dicembre 2015 e il 31 dello stesso mese. Proprio per risolvere l’impasse di tale vistosa incongruenza, il Gabinetto del Sindaco di Bergamo ha richiesto e ottenuto dall’ADM competente per territorio i dati puntuali per la provincia relativi al 2015 e con varie e interessanti disaggregazioni.

Da questo impegno complessivo degli estensori della ricerca, invero laborioso, è tuttavia derivata una ricognizione molto attendibile che documenta il vertiginoso incremento del consumo di azzardo nella stessa area bergamasca. Il fenomeno è descrivibile nei termini che seguono.

Periodo 2005 – 2012

  • Per le modalità di gioco d’azzardo raccolto da postazione fissa o comunque mediante supporto fisico (dalle Slot machine ai Gratta e Vinci, dalle scommesse nelle agenzie al gioco del Lotto-SuperEnalotto e simili e ancora alle scommesse “virtuali” nei locali di esercizi pubblici) in un settennato (periodo 2005-2012, l’ultimo anno per il quale i Monopoli di Stato hanno reso disponibili i dati con disaggregazione provinciale) il consumo di gioco pubblico d’azzardo ufficialmente registrato nella provincia di Bergamo ha subìto un incremento da un valore complessivo di 356 milioni e 790 mila euro a quello pari a 1 miliardo 573 milioni di euro. Tali valori monetari (al netto della componente di azzardo non registrato o “in nero”) sono apparsi coerenti con il boom avvenuto in Italia nel corrispondente intervallo di tempo: da 16 miliardi e 830 milioni di euro si è passati a un volume di denaro speso per il gioco pari a 88 miliardi e 572 milioni di euro. Vi è da sottolineare che nell’anno 2005 fece il suo ingresso, per la prima volta in Italia, l’installazione autorizzata di apparecchi automatici per il gioco con prospettazione di vincite in denaro (apparecchi denominati “NewSlot” e che devono essere conformi a quanto prescritto nel modificato art. 110, comma 6, del Testo Unico della Legge di Pubblica Sicurezza). Nell’anno 2005 il totale di questi strumenti di gioco in Italia era pari a 167.773, dei quali 31.868 nella sola Lombardia. Per essi non era ancora disponibile con disaggregazione provinciale il dato in valori monetari del consumo, ma si diffuse quello nazionale, già allora prossimo ai tre miliardi di euro, e precisamente: 2.998 milioni di euro. Applicando il peso statistico della Lombardia sul totale Italia – criterio seguito dai Monopoli per proporzionare le concessioni nei diversi territori regionali – il numero degli apparecchi risultava pari al 19% del totale nazionale e la spesa di gioco con le NewSlot pari a 569 milioni di euro.

Con lo stesso criterio, rapportando l’incidenza demografica della Provincia bergamasca sulla sua Regione (11,2% del totale dei residenti lombardi), si può ritenere che il consumo locale di NewSlot fosse di 62,7 milioni di euro. Dunque, nell’intero anno 2005 la popolazione residente in provincia di Bergamo consumava 356.790.000 di euro nel complesso dei giochi d’azzardo accessibili sul territorio.

  • Successivamente, l’offerta del gioco pubblico d’azzardo in Italia ha conosciuto un enorme incremento, sia per tipologie di consumo e sia per volume. Nell’anno 2006 è aumentato il numero delle già “decollate” NewSlot (pervenendo alla cifra di 380 mila “macchinette” funzionanti) ed è stata aggiunta una nuova tipologia di apparecchio automatico, denominato VLT (Video Lottery Terminal), che esordì nel numero di 50 mila unità. Anche in tale occasione il legislatore ha modificato l’art. 110 del TULPS, aggiungendo il comma 7.
  • Oltre al gioco per denaro con collocazione fisica in locali, è stato reso via via disponibile un catalogo di modalità di azzardo on-line autorizzato (Poker, Casinò, Scommesse via internet, varianti “virtuali” di giochi già con piattaforma fisica), un comparto che in Italia assorbe il 20% della spesa complessiva di tutto l’aggregato dei giochi. Di tale modalità on-line non è stato diffuso altro dato che quello nazionale. Tra il 2005 e il 2012 (sette anni interi) in Italia il consumo ufficiale di gioco pubblico d’azzardo è aumentato dell’809%; a Bergamo, nel corrispondente arco di tempo, il balzo dei valori di consumo è stato del 773%.

 

SPESA – Nella provincia di Bergamo per l’anno 2015 i valori del consumo di gioco d’azzardo ufficialmente registrati sono stati di 1.812.680 milioni di euro, pari a una spesa per famiglia media bergamasca di 3.928 euro l’anno. Considerando che la media statistica delle famiglie bergamasche è di 2,4 componenti, ogni persona – neonati compresi – “brucia” al gioco 1.637 euro annui. Il complesso dei punti di vendita dedicati all’azzardo (escludendo quindi quelli molto poco coinvolti nell’arco dei dodici mesi dell’anno, per esempio per lotterie nazionali legate a eventi o simili) insistenti sul territorio del 13 Comune di Bergamo risultano essere n. 131, dei quali 115 quali “pubblici esercizi”, 6 quali sale per cosiddette Video Lottery Terminal e 10 “altre sale” (centri scommesse e simili).

In rapporto alla superficie di competenza del Comune si tratta di 1 punto di gioco ogni 0,31 chilometri quadrati.

 

Lo scenario che emerge dai dati ufficiali e dalla loro elaborazione, poiché presenta numeri e andamenti che obiettivamente non fanno presagire, per l’immediato futuro, alcuna remissione spontanea del fenomeno, ha allertato l’Amministrazione comunale. Essa si è dunque interrogata sui riflessi e sulle conseguenze di tale vistoso cambiamento nei comportamenti della sua popolazione, in particolare in una stagione contrassegnata da crisi economico-finanziaria, da crescente disoccupazione delle forze di lavoro, da impoverimento delle famiglie e da tensioni sociali innescate dalla recessione produttiva. I riflessi della crisi sul connotato fortemente industriale dell’Ambito di Bergamo, per esempio, vanno valutati con estrema attenzione per tutte le variabili di contesto socio-economico del territorio.

 

Dalle ricerche eseguite inoltre dalla Asl, si evidenzia il rapido incremento dell’utenza di pazienti in carico al Dipartimento per le Dipendenze con sindrome riscontrata da Gioco d’Azzardo Patologico. Le diagnosi risultano essere state 28 nell’anno 2005, quindi si sono incrementate progressivamente fino all’anno 2008. Dal periodo successivo la crescita del numero di pazienti avviene a tassi molto elevati: nel 2009 si passa a 94 casi (erano 64 l’anno precedente); nel 2010 si raggiungono le 121 unità, per sfiorare, infine, il doppio del numero nel 2014 (228 pazienti). Tra l’avvio del servizio (anno 2005) e l’ultimo periodo considerato (l’anno 2014) l’incremento è stato ben del 714%, esattamente in linea con il balzo del consumo lordo contabilizzato di gioco d’azzardo.

Con ciò confermando le intuizioni dell’Amministrazione comunale, consapevole, oltretutto, che i giocatori patologici in trattamento presso i SerT sono solo la punta dell’iceberg di un popolo di giocatori ben più numeroso, e ancora sommerso.

Dei 228 utenti trattati dai SerT provinciali nel 2014, i nuovi utenti – cioè coloro che si sono sottoposti per la prima volta a un trattamento terapeutico per GAP – sono stati 120, gli altri 108 rifluivano invece dagli anni precedenti; di tutti gli utenti, il 77,6% è di genere maschile (il dato nazionale del 2013 è dell’83,2%) e il 22,4 femminile (con un rapporto maschi/femmine pari a 3,5/1).

L’analisi del trend, tuttavia, rivela un progressivo aumento del numero di utenti di sesso femminile, che tra il 2013 e il 2014 è cresciuto del 2,2% (il dato nazionale riferito al 2013 segnala un incremento allarmante: +17,3%). L’età media degli utenti è di 47 anni, quella femminile supera di sei l’omologa maschile (51,9 anni vs. 45,6); si evidenzia, tuttavia, un 10,1% di utenza over 65 anni e un 3,9% di utenza under 25. Restando sempre alle caratteristiche socio-demografiche, l’utente medio è poco scolarizzato, le donne lo sono meno degli uomini – il 49,7% ha la licenza di scuola media inferiore e il 9,2 la sola licenza elementare – ed è prevalentemente occupato (nel 63% dei casi). Disaggregando le tipologie di gioco su tutta l’utenza in trattamento, si rileva come il 73% dei giochi sia rappresentato dalle Slot machine, seguite dalle Lotterie istantanee (9%) e dal Lotto/Superenalotto (7%).

 

Gli studi sulla popolazione anziana condotte dalla AST di Bergamo e dal CNR, rivelano che in Italia i bar sono percepiti e vissuti come i luoghi per eccellenza della socializzazione diffusa. In tali strutture si è installata una quota rilevantissima della imponente offerta di gioco pubblico d’azzardo (dalla raccolta delle scommesse e delle puntate, alle lotterie “in remoto”, alla distribuzione dei Gratta&Vinci, dalle postazioni per le NewSlot ai display per le cosiddette scommesse virtuali, cioè puntate di denaro su esiti di eventi non reali, ma simulati al computer come in un videogioco). Proprio per questa caratteristica, i bar con funzione di “botteghino” del gioco per denaro sono distribuiti capillarmente e generano una spinta attrattiva – in termini di prossimità – per altri esercizi commerciali che offrono servizi similari per vendita di azzardo. Spontaneamente si sono formate, così, delle “densità” di sportelli dell’azzardo che connotano porzioni di un quartiere, di una strada, di un isolato residenziale, fino ai casi limite della formazione di qualcosa di analogo a un ambiente concentrazionario, dove presa d’assedio è soprattutto la popolazione anziana.

 

Questa geografia urbana dell’azzardo così appropriatamente descritta la si ritrova perfettamente nella Ricerca della ASL sulla Terza età, dalla quale si evince che la popolazione bergamasca tra i 65 e gli 84 anni gioca elettivamente nei bar/tabaccherie (il 77,3%) e prevalentemente ai Gratta&Vinci (il 69,9%). Il dato inedito, invece (almeno in termini così cristallizzati), è che le donne sono le consumatrici di gioco più abitudinarie. La constatazione del combinato disposto tra erosione di quote consistenti di reddito da pensione e affiliazione massiva della popolazione della Terza età al gioco d’azzardo/Gratta&Vinci dovrebbe comportare un intervento deciso e improcrastinabile dell’Amministrazione orientato alla restrizione degli orari di vendita di questi tagliandi. Diversamente, si degenererebbe in un esito doppiamente negativo: di consegnare a questo tipo di giochi una patente di innocenza dal pericolo di condurre a diventare giocatori problematici/ dipendenti, caratteristica che, invece, com’è stato autorevolmente dimostrato,29 non hanno; inoltre, la quota di ultrasessantacinquenni che già gioca alle VLT (11,4%) durante le ore di stop di questi giochi sposterebbe ulteriormente le proprie “puntate” proprio su Gratta&Vinci, Lotto/ Superenalotto, Lotterie istantanee (adesso preponderanti, e sotto un duplice aspetto: per frequenza e denaro speso).

Inoltre, essendo il comparto regolato da prezzi fissati a monte e non stabiliti dal mercato, la restrizione degli orari non inciderebbe neppure su un fattore determinante per la libera concorrenza, qual è la leva del prezzo. Dunque, trattandosi di un consumo a forte pervasività, che si caratterizza per creare fenomeni di dipendenza; producendo il G&V gli stessi effetti degli altri giochi, qualora un intervento restrittivo non si estendesse anche a questa tipologia di gioco si creerebbe una disparità tra i cittadini, che verrebbero diversamente tutelati, e si creerebbe un artificiale accrescimento del consumo di alcuni giochi (G&V) sugli altri. Ergo, il Comune diverrebbe parte di una contesa privatistica. Il che non si dà.

 

PressGiochi

 

Bergamo. Approvato dal Consiglio il nuovo regolamento sul gioco d’azzardo