17 settembre 2019
ore 19:17
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Baretta nell’uovo di Pasqua fa trovare un’amara sorpresa: decreto delegato e addizionale

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Baretta nell’uovo di Pasqua fa trovare un’amara sorpresa: decreto delegato e addizionale

E’ di ieri mattina la nuova notizia che rende la Pasqua ancora più amara per l’intero settore dei giochi di intrattenimento e abilità. Il Tar del Lazio si è pronunciato negativamente sulla richiesta di sospensiva avanzata in ordine all’addizionale da 500 milioni di euro prevista dalla Legge di Stabilità 2015; l’organo giurisdizionale amministrativo ha ritenuto non sussistere, nel caso concreto, un pregiudizio irreparabile in capo a concessionari e operatori di filiera qualora gli stessi procedano al pagamento della prima tranche da 200 milioni di euro entro il termine del 30 Aprile p.v.
Sembra davvero paradossale – riporta una nota dell’Associazione AGCAI – come il Collegio, in attesa di pronunciarsi sul merito della vicenda e quindi sulla debenza o meno di tali somme, abbia considerato non pregiudizievole privare di 200 milioni di euro un settore notoriamente in gravissima difficoltà economica, attanagliato da continui prelievi erariali e con in testa la mannaia di un decreto delegato, oramai prossimo alla sua stesura definitiva, che potrebbe dare il colpo di grazia a 5000 aziende già in ginocchio.
Ma ancor più incomprensibile e ingiustificata risulta la dichiarazione resa, nella giornata di ieri, dal Sottosegretario Baretta dopo il rigetto della sospensiva adottato dal Tar del Lazio: “Mi auguro che ora i concessionari, i gestori e gli esercenti, diano corso al pagamento,confermato dal TAR, della prima rata di 200 milioni senza ulteriori ricorsi. Questo potrebbe consentire di affrontare il versamento della seconda rata, previsto per ottobre, con le nuove modalità e di arrivare alla sentenza prevista per il 1° luglio con soluzioni condivise”.
Dinanzi a tali parole viene naturale formulare una domanda: caro sottosegretario Baretta, qualora tutti gli operatori del settore volessero far fede all’impegno dell’addizionale da 500 milioni di euro non sottraendosi, come da Lei auspicato, al pagamento dell’ennesimo dazio richiestoci dallo Stato italiano, con quale spirito d’animo il singolo operatore potrebbe accingersi a sottoscrivere prestiti, mutui, etc … (necessari data l’attuale scarsezza di liquidità del comparto giochi) avendo la consapevolezza che, secondo le previsioni del decreto delegato a Lei tanto caro, a stretto giro sarà costretto a chiudere i battenti e a cessare quell’attività che potrebbe, invece, garantirgli gli introiti necessari per rispettare gli impegni finanziari presi in precedenza? Sarebbe disposto a fare Lei da garante? Chi ci assicura che potremmo continuare ad operare nel nostro settore da liberi imprenditori e non come semplici “dipendenti” alla mercé di chissà quale grossa multinazionale o concessionario che sia? Forse ci converrebbe chiudere oggi con meno debiti?
Sarebbe davvero interessante ricevere le risposte a queste domande anche se temiamo non arriveranno mai dato che, sino ad oggi, tutti gli appelli del settore sono stati puntualmente accantonati e messi da parte dal sottosegretario che, incurante delle gravi conseguenze più volte esplicategli, continua a rigare dritto per la sua strada giustificando ogni scelta con l’esigenza di razionalizzare un settore sul quale lo Stato, da sempre affamato di denari, ci ha buttato mani e occhi per poter rimpinguare le casse ogni qualvolta ce n’è stato bisogno.
Quest’opera di razionalizzazione acclamata dal sottosegretario pare spingere verso un’unica vera finalità, sottaciuta ma allo stesso tempo evidente: dimenticando le altre reali priorità (tutela del giocatore, lotta alla ludopatia, sicurezza e legalità) per le quali gli operatori del comparto dei giochi di intrattenimento e abilità da sempre si battono e intendono continuare a farlo, la bozza di decreto delegato accantona gli operatori della filiera e consegna le chiavi dell’intero comparto nella mani di pochi eletti … quelle stesse mani che sembrano le vere artefici di una normativa “azzardata” destinata a far cessare 5000 aziende italiane con 180.000 addetti.
E’ necessario che ciò non si verifichi, che il settore italiano dei giochi non trovi spazio in lidi oltre-confine a discapito di tantissime realtà imprenditoriali made in Italy che, con enormi sacrifici, sono riuscite a dar vita ad un sistema invidiabile anche a livello europeo come dichiarato dallo stesso sottosegretario.
Nulla è ancora perduto. Bisogna insistere e far sentire forte la voce per instaurare un dialogo costruttivo. C’è ancora tempo per riscrivere la normativa e ridare speranza a 5000 aziende che, da queste festività Pasquali, vogliono risorgere a nuova vita per non vedersi cancellato ogni futuro. Show must go on … buona Pasqua da A.G.C.A.I.

PressGiochi

 

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