19 Settembre 2020 - 11:57

Baretta: “Assoluta urgenza procedere sui giochi; l’approccio pubblico non è per la proibizione”

Dopo una lunga riflessione, sono arrivato alla determinazione condivisa dalla Amministrazione, che sia possibile decidere il divieto assoluto di qualsiasi forma di comunicazione commerciale, di pubblicità, di sponsorizzazione o di

09 Luglio 2015

Print Friendly, PDF & Email

Dopo una lunga riflessione, sono arrivato alla determinazione condivisa dalla Amministrazione, che sia possibile decidere il divieto assoluto di qualsiasi forma di comunicazione commerciale, di pubblicità, di sponsorizzazione o di promozione di giochi con vincite in denaro, offerti in reti di raccolta sia fisiche sia online. Sulla questione degli enti locali, invece , ritenuto che l’approccio pubblico non è per la proibizione del gioco e che il decreto opera un rilevante intervento di riduzione e regolarizzazione dell’offerta, è indispensabile che tutti i soggetti pubblici che hanno competenze sul tema trovino un comune modo di procedere. Queste le parole del Sottosegretario Baretta che ha curato la redazione del decreto delegato relativo all’art. 14 sui giochi e che è intervenuto ieri in audizione presso la Commissione bicamerale Antimafia, di cui riportiamo l’intervento per intero.

 

L’articolo 14 della delega fiscale delegava il Governo a predisporre un decreto legislativo che riorganizzasse il settore dei giochi alla luce dei rilevanti mutamenti intervenuti nel settore nel corso degli ultimi anni ed in particolare la eccessiva diffusione del gioco pubblico, che se ha arginato la dimensione irregolare del fenomeno ed assicurato una importante entrata all’erario, ha comportato evidenti conseguenze sociali. Questi cambiamenti sono intervenuti in presenza di un quadro regolatorio che non ha seguito la evoluzione tecnologica del settore, le condizioni internazionali di mercato e la crescita del disagio sociale. Pertanto, in adesione ai principi della delega, abbiamo predisposto un intervento organico che potremo definire un “codice” dei giochi fondato, nell’ordine, sui seguenti presupposti: tutela della salute pubblica; lotta alla illegalità, attenzione agli effetti erariali. La bozza di decreto delegato, che consegniamo alla Commissione, rappresenta traduzione del mandato parlamentare, comprensivo di una sintesi, sufficientemente equilibrata, dei numerosi progetti di legge presentati, della crescita della sensibilità sociale sul tema, nonché delle esigenze organizzative del settore.

L’attento lavoro di confronto con tutti gli attori coinvolti e la successiva costruzione del decreto, ha portato a riconsiderare i problemi fondamentali sottesi all’attuale sistema di gioco pubblico italiano, nella consapevolezza che andava posto un argine alla diffusione irrazionale del gioco, ma anche che le politiche di proibizionismo, di divieto assoluto del gioco non rappresentano la miglior strategia di gestione e controllo di un settore così delicato, oltre che non impedire, se non addirittura favorire, la sua diffusione attraverso le più svariate forme di illegalità.

 

In questa ottica abbiamo considerato irrinunciabile la riserva statale in materia di giochi. Ma essa si sostanzia, nella condizione attuale, prima ancora che nella raccolta di risorse finanziarie, nella esigenza di tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica e contemporaneamente di accentuare il contrasto alle varie forme di illegalità, fenomeno rischiosamente pervasivo del settore gioco e delle scommesse.

 

A tale fine il decreto ha preso in considerazione alcune condizioni essenziali a cominciare dalla tutela della salute, a salvaguardia dei minori e dei soggetti più deboli. Si è imposto un limite al numero degli apparecchi AWP, per gli esercizi generalisti primari quali bar, tabacchi ecc., proporzionandolo allo spazio a disposizione (sette metri quadri per apparecchio, fino ad un massimo di sei), in spazi dedicati non visibili dall’esterno. Un tale sistema, con spazi dedicati, non può prescindere dalla responsabilità diretta del gestore, nel far rispettare le regole del divieto assoluto ai minori e di controllo sulle persone che si spingono, giocando, oltre il limite. E’ prevista inoltre una revisione ed aggiornamento del sistema sanzionatorio. Cambierà anche la tipologia delle macchinette, che verranno sostituite, nell’arco di un biennio, con delle nuove AWP da remoto, maggiormente controllabili, ma avendo gli stessi contenuti limiti di vincita e di gioco delle AWP. In questa prospettiva andrà affrontato il controllo tecnologico delle giocate attraverso la introduzione di forme adeguate quali, ad esempio, la tessera del giocatore o altre analoghe.

 

Più complesso è il caso della dislocazione e dimensionamento delle sale da gioco (gaming hall) per le quali si prevede che con apposito regolamento venga individuato il numero massimo delle sale da gioco per regione, in rapporto alla popolazione maggiorenne, alla superficie del territorio ed in considerazione delle sale da gioco già esistenti nel territorio stesso, nonché le disposizioni relative ai livelli minimi di struttura, organizzazione e presidio delle stesse sale da gioco (gaming hall) e quelle occorrenti a garantire i migliori livelli di sicurezza per prevenire, in maniera assoluta, il rischio di accesso dei minori di età, nonchè la tutela dell’ordine pubblico, della sicurezza, della pubblica fede e del giocatore.

 

Costituiscono sale da gioco (gaming hall) gli esercizi, che operano sotto presidio e responsabilità del concessionario dedicati al gioco pubblico ad accesso sorvegliato e limitato esclusivamente a pubblico maggiorenne. Nelle sale (gaming hall) la raccolta del gioco è effettuata sia mediante AWP che VLT ma è consentita solo se esse hanno una superficie non inferiore a 50 metri quadrati e se è rispettato il parametro di un apparecchio ogni tre metri quadrati. Nel considerare questa problematica si è fatta strada nella riflessione con le associazioni sociali che si occupano del disagio e con molte Amministrazioni locali che, forse, nel determinare una condizione di gioco legale, il più possibile controllato come barriera contro l’illegalità non vada sottovalutato il ruolo dei Casinò. Confermando che l’orientamento del Governo non è quello di una liberalizzazione della apertura di case da gioco, ma che, al tempo stesso, si impone una riflessione sulla attuali difficoltà del comparto, la individuazione di una gestione unitaria della attuale organizzazione e la eventuale ulteriore dislocazione nel territorio nazionale di Casinò, appare una delle possibili soluzioni da considerare.

 

La lotta alla illegalità

Uno dei compiti principali del governo in materia di giochi è quello di combattere il gioco illegale attraverso regole certe e trasparenti per il gioco legale. Il decreto propone una revisione di tutta la filiera concessoria, continuando ad utilizzare tale regime e proponendo l’introduzione dell’art.88 del TULPS per tutti gli esercizi che possiedono un terminale. La sanzione prevista, amministrativa è da 1.500 a 15.000 euro per ogni apparecchio sprovvisto di autorizzazione. Oltre a ciò è prevista la sanzione accessoria di cancellazione dall’elenco dei soggetti incaricati della raccolta delle giocate. In tal modo si potrebbero evitare situazioni in cui il gioco può svolgersi “di nascosto” collegandosi ad un CTD.

 

A tale proposito segnalo che i dati sull’emersione riguardano 2196 punti gioco che hanno richiesto la legalità. Anche l’aver previsto il collegamento degli apparecchi in remoto risponde a un esigenza di emersione dell’illegalità. Inoltre, il sistema di gestione da remoto prevede una complessa architettura tecnologica che va sottoposta, da parte del partner tecnologico Sogei, a costanti verifiche d conformità rispetto alle regole tecniche. Tutte le operazioni di gioco sono memorizzate nella banca dati interna al sistema, allocato presso il concessionario, interrogabile in qualunque momento per ricostruire l’eventuale evento ”vincita”.

L’illegalità è nascosta anche nel riciclaggio di denaro e per questo, tutti gli obblighi previsti per l’antiriciclaggio per i soggetti in concessione, sono previsti anche per coloro che operano nel settore del gioco, sia pure in mancanza di concessione valida rilasciata dallo Stato. Altra “sicurezza” è la previsione del palinsesto; si accettano e si formulano scommesse solo su eventi autorizzati dallo Stato. Il decreto legislativo affronta anche la questione della organizzazione della filiera del settore, predisponendo una sorta di “contratto tipo” che regoli i rapporti tra concessionari e gestori, fatta salva, ovviamente, la natura privatistica del rapporto.

Va letta in questa ottica la proposta di effettuare il prelievo fiscale sul margine operativo. Sulle molte altre questioni prese in considerazione dal decreto rinvio al testo più articolato già predisposto per la Commissione in occasione del precedente incontro. Voglio, però, in conclusione, soffermarmi sui due punti più controversi del dibattito politico che ha accompagnato la stesura del testo e sui quali è intervenuta una nuova e più completa elaborazione.

 

La pubblicità.

La gestione del messaggio pubblicitario assume una rilevanza fondamentale nella strategia pubblica di gestione del gioco. Dopo una lunga riflessione, anche personale, sono arrivato alla determinazione condivisa dalla Amministrazione, che sia possibile decidere – è così fa il decreto – il divieto assoluto di qualsiasi forma di comunicazione commerciale, di pubblicità, di sponsorizzazione o di promozione di giochi con vincite in denaro, offerti in reti di raccolta sia fisiche sia online. Si tratta di una decisione impegnativa che fa fare allo Stato un salto di qualità nella credibilitá del nuovo approccio pubblico al tema dei giochi e che mi aspetto venga riconosciuta nel suo valore La violazione del divieto è punita con la sanzione amministrativa di euro 100.000. La sanzione è irrogata al soggetto che commissiona la pubblicità, a quello che la effettua, nonché al proprietario del mezzo con il quale viene diffusa.

 

Le regole degli enti locali.

In assenza di una adeguata regolamentazione ed a fronte del diffondersi del gioco, soprattutto nel comparto delle così dette “macchinette” gli Enti locali hanno provveduto, con propri interventi a regolare o arginare o vietare la diffusione territoriale degli apparecchi da gioco. La novità che viene introdotta col codice cambia la prospettiva. È’ necessario, dunque, che lo Stato centrale, che si riserva la gestione del gioco pubblico e gli Enti locali trovino un nuovo sistema di regole condivise di gestione del settore.

Le polemiche sulle prerogative non ci aiutano. Ribadito, infatti, che l’approccio pubblico non è per la proibizione del gioco e che il decreto opera un rilevante intervento di riduzione e regolarizzazione dell’offerta, è indispensabile che tutti i soggetti pubblici che hanno competenze sul tema trovino un comune modo di procedere. A questo fine la proposta che facciamo è che la sede di questo confronto sia la Conferenza unificata in cui lo Stato, le Regioni e gli enti locali sanciscono intese in ordine alla distribuzione territoriale delle sale da gioco (gaming hall) che offrono i giochi con vincita in denaro.

Le intese, in ogni caso, devono risultare tali da assicurare la possibilità di concessioni di gioco uniformi a livello statale e sull’intero territorio nazionale, nonché la salvaguardia dei loro valori patrimoniali. Infatti presso le Conferenze è istituito, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, un comitato tecnico permanente che riferisce annualmente al Parlamento sui risultati del proprio lavoro, di analisi e valutazione della normativa nazionale in materia di giochi pubblici, di dati e informazioni riguardanti la dinamica del settore dei giochi, nonché dell’elaborazione di proposte al Governo, previa deliberazione delle Conferenze.

L’insieme dei provvedimenti descritti sono contenuti nel testo più volte citato che è stato consegnato alla Presidenza del Consiglio ed ai Presidenti di Anci, Upi e regioni. Il Cdm ha, però, valutato non matura la adozione di questo testo, lasciando peraltro, decadere la delega. È mia opinione che, in ogni caso la questione sarà comunque all’ Ordine del Giorno, poiché in Parlamento sono depositati molti disegni di legge sulla materia ed altri sono in via di presentazione. Credo, anche, non possibile demandare la questione alla Legge di Stabilità trattandosi di una evidente materia ordinamentale che non è previsto possa essere trattata in quella sede.

Pertanto, nelle prossime settimane, il Parlamento sarà, prima ancora del Governo, chiamato a decidere se riaprire la delega sui giochi riprendendo l’iter interrotto o affrontare la discussione parlamentare su un disegno di legge specifico. In ogni caso penso che il testo predisposto sia la base per qualsiasi regolamentazione della quale si avverte la assoluta urgenza”.

Baretta: “Possibile vietare gli spot”

Baretta: “Lo stop alla pubblicità fa fare allo Stato un salto di qualità”

Lombardia. Beccalossi: “In Parlamento è depositata una proposta per rendere nazionale la nostra legge sul gioco”

 

PressGiochi