15 Agosto 2020 - 00:07

Avv. Bloise a PressGiochi: “Per riavviare la raccolta sarà necessario un atto dell’ADM che varrà sia per le sale giochi che per i locali generalisti”

In queste ore gli operatori del settore apparecchi sono in fermento ed esprimono diverse preoccupazioni circa la riapertura delle attività di raccolta, circolano molte voci circa una riapertura che avrebbe

11 Giugno 2020

Print Friendly, PDF & Email

In queste ore gli operatori del settore apparecchi sono in fermento ed esprimono diverse preoccupazioni circa la riapertura delle attività di raccolta, circolano molte voci circa una riapertura che avrebbe ad oggetto soli alcune tipologie di giochi o di pubblici esercizi.

Abbiamo contattato l’avv. Generoso Bloise che collabora con la nostra rivista, esperto del settore e che sappiamo aver collaborato con le associazioni proprio ai lavori per la riapertura dei locali.

 

Avvocato, cosa può dirci sulle ipotesi che stanno circolando tra gli operatori su una riapertura che riguarderebbe le sale giochi e non altre tipologie di location?

 

“Innanzitutto ci tengo a chiarire che quanto dico è solo il risultato di una mia personale convinzione, del tutto sganciata dal mio personale contributo consulenziale ai lavori cui ha fatto cenno, peraltro non ne avrei alcun titolo. Guardo a quanto sta accadendo quindi da avvocato che ha seguito come tutti la vicenda riapertura alla luce degli elementi noti a tutti. Ebbene la sospensione delle attività imposta dal Governo ha motivazioni chiare e non confutabili: l’esigenza di evitare la propagazione del virus, a marzo di quest’anno, era grave e innegabile. Il tema riaperture ha avuto dei passaggi un po’ contraddittori ma non credo possano portare a conclusioni fantasiose come quelle che ho sentito fino ad ora”.

 

A cosa si riferisce con precisione?

 

“È noto a tutti che nella seconda metà del mese di aprile l’Agenzia delle Dogane aveva programmato una graduale riapertura di alcune tipologie di giochi nei locali non oggetto di sospensione dell’attività, al tempo le sole tabaccherie. In quella fase, nonostante il provvedimento fosse molto ragionevole e frutto della conoscenza del gioco e quindi dello scarso livello di pericolosità delle attività sbloccate ai fini epidemiologici, sono stati sollevati molti dubbi sulle tempistiche ipotizzate dall’Agenzia sia da alcuni territori ancora fortemente sotto pressione in quella fase, sebbene si stesse già lavorando a livello nazionale alla cd Fase 2. Queste istanze territoriali, fondate o meno che fossero, hanno portato ad un momentaneo ripensamento dell’Agenzia, di cui alcune forze politiche hanno cercato di attribuirsi la paternità. Volendo commentare l’accaduto non appare in sé né strano né discutibile quanto fatto dall’Agenzia, si tratta di una valutazione diversa operata in autonomia prima che il provvedimento sortisse i propri effetti, quindi nel legittimo margine di ripensamento proprio della pubblica amministrazione, a fronte di maggiori acquisizioni istruttorie; quello che invece è certamente censurabile è stata la scelta di chi ha pensato di strumentalizzare l’accaduto, con uscite pubbliche fuori luogo e per una strategia politica che ritengo poco lungimirante. Poi si è arrivati alla riapertura generalizzata di talune location come i bar ed altri locali commerciali e si è posto il tema, nella scarsità delle indicazioni normative, del riavvio delle attività dei giochi nei locali sbloccati ma diversi dalle sale giochi, sale scommesse e bingo, sulle quali il DPCM prevede espressamente la permanenza della sospensione.

Questo mi sembra un episodio invece più significativo, innanzitutto della necessità che in Italia si chiariscano definitivamente i limiti di attribuzioni tra regioni e Stato centrale, visto che alcune province autonome avevano anticipato l’esecutivo e varato norme che sbloccavano anche quelle attività; ma soprattutto perché l’Agenzia ha mantenuto il blocco sulla raccolta anche nelle location generaliste. Il provvedimento precisa che l’Agenzia deve autorizzare la ripresa della raccolta con un proprio atto, in quanto non esiste in silenzio assenso in materia, e che il blocco che la norma esplicita per la sale giochi è da intendersi come riferito alla attività in sé e non alle location specificate. Il provvedimento è stato impugnato al Tar e i giudici amministrativi, sebbene nei limiti della sospensiva hanno avallato la posizione dell’Agenzia.
A questo punto abbiamo alcune certezze.
Per riavviare la raccolta sarà necessario un atto dell’Agenzia. Questo atto è ragionevole pensare che sarà adottato, in coerenza con il precedente, appena il Governo rimuoverà la sospensione dell’attività delle sale giochi. Il provvedimento, in assenza di norme diverse, dovrà necessariamente riavviare la raccolta sia nelle sale che nei locali generalisti”.

 

Quindi ci sta dicendo che non può esserci un trattamento differenziato e di maggior favore per le sale a discapito dei bar.

 

“Ripeto la pubblica amministrazione deve essere coerente nei propri comportamenti e sul piano logico una scelta diversa sarebbe contraddittoria rispetto al precedente provvedimento, che ha già trovato un primo vaglio di correttezza da parte del Tar”.

 

Ma potrebbero esserci norme diverse.

 

“Purtroppo devo dire di sì, come dicevo prima nella nostra disgraziata Repubblica ci sono attribuzioni di poteri alle Regioni che sempre meno riusciamo a giustificarci, non solo sul piano meramente tecnico. Ma vorrei osservare che il focus di qualsiasi provvedimento regionale non può essere che sulla prevenzione rispetto ai rischi Covid, e pare difficile immaginare che una regione che abbiamo tranquillamente riammesso attività di servizi alla persona in base a protocolli piuttosto blandi, possa trovare argomenti “a prova di ricorso e di risarcimenti” per limitare attività molto meno impattanti come la raccolta di gioco”.

 

Si riferisce alle attività dei parrucchieri?

 

“E non solo, ma non è un problema che riguardi altre categorie: nessuno mette in dubbio che tutte le attività già sbloccate possano agire in piena sicurezza e cha ne abbiamo il sacrosanto diritto, ma solo che a rischi minori non si potrebbero mai giustificare trattamenti differenti da parte delle regioni. Questa volta i rischi per politici locali eccessivamente esposti sul fronte anti-gioco sono visibili a tutti, finanche ai giudici amministrativi”.

 

Come al solito non si nasconde dietro a formule di cortesia. Ma per dirlo chiaramente, avvocato si riapre?

 

La logica non ammette una risposta negativa. Anche se la fantasia, che non appartiene agli avvocati ma che, di questi tempi, è la più evidente caratteristica propria dei politici, sembra non avere limiti. Keep calm ed attendiamo il prossimo DPCM”.

 

 

 

Cristina Doganini – PressGiochi