A poche settimane dalla proposta della Polonia di classificare le loot box dei videogiochi come gioco d’azzardo, la Corte Suprema austriaca ha respinto il tentativo di un giocatore di recuperare le proprie perdite, affermando che tali prodotti non costituiscono gioco d’azzardo.
La Corte Suprema austriaca ha stabilito che le loot box nei videogiochi non costituiscono gioco d’azzardo ai sensi della normativa nazionale, respingendo il tentativo di un giocatore di recuperare quasi 20.000 euro spesi in acquisti in-game. Il caso riguardava un videogioco calcistico in cui i giocatori assemblano squadre virtuali ottenendo calciatori digitali tramite loot box contenenti contenuti casuali.
Il giocatore sosteneva che le loot box costituissero gioco d’azzardo illegale e chiedeva di recuperare il denaro speso.
Tuttavia, secondo la legge austriaca, le loot box non possono essere valutate isolatamente dal gioco di cui fanno parte. Di conseguenza, il tribunale ha esaminato l’intero gioco e ha stabilito che l’elemento di abilità necessario per ottenere successo non era necessariamente legato all’acquisto delle loot box e che esisteva una “ragionevole aspettativa di vincita”.
Per questo motivo, il tribunale ha concluso che il giocatore non era riuscito a dimostrare che il gioco e i suoi elementi costituissero gioco d’azzardo, poiché i risultati non dipendevano interamente o prevalentemente dal caso.
La Corte ha osservato che un gioco d’azzardo esiste quando l’esito dipende esclusivamente o prevalentemente dal caso, come quando i partecipanti puntano basandosi unicamente sulla speranza e non su aspettative legittime.
Inoltre, la Corte austriaca ha richiamato uno degli argomenti più comuni contro la classificazione delle loot box come gioco d’azzardo: la natura esclusivamente digitale dei contenuti e l’impossibilità di trasferire o vendere tali oggetti ad altre persone.
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