23 Settembre 2020 - 18:00

Astro: lo studio Nomisma mostra che ai giovani non interessano le slot

Nomisma rappresenta da decenni “un faro” per la comprensione macro economica e sociale sia dei fattori industriali che degli stili di vita. A partecipare all’evento in nome di Sistema Gioco

02 Luglio 2015

Print Friendly, PDF & Email

Nomisma rappresenta da decenni “un faro” per la comprensione macro economica e sociale sia dei fattori industriali che degli stili di vita. A partecipare all’evento in nome di Sistema Gioco Italia Massimiliano Pucci, vicepresidente di SGI e presidente di Astro.

La ricerca NOMISMA presentata a Bologna il primo luglio 2015, costituisce un annuale report di un osservatorio permanente e indipendente, incardinato nell’Ente e operante in collaborazione con l’Università di Bologna.

Siamo quindi al cospetto di una struttura di ricerca “disinteressata”- “scientificamente laica” – “intellettualmente onesta e universalmente accreditata per autorevolezza scientifica”.

In questo contesto si sono rappresentati dati che AS.TRO condivide da sempre, e che, da sempre, cerca di affermare come contro-informazione di verità. Vediamoli:

  1. a) I giovani sono molto attratti dalle sfide di sorte, ma non sono per nulla interessati agli apparecchi da gioco lecito, e la loro propensione (o meno) al gioco costituisce effetto sostanzialmente emulativo degli schemi comportamentali che si affermano nell’ambito familiare, piuttosto che nella cerchia delle frequentazioni.
  2. b) Il bacino di utenti del gioco, su cui distribuire la raccolta netta di gioco lecito di 17,5 miliardi di euro, è di 24 milioni di persone (media/giocatore pari a 2 euro/giorno di spesa).

Questa è a consapevolezza che tutti gli operatori del settore avevano da sempre, e che per anni sono stati impossibilitati a rappresentare, prima di oggi, in attesa che “un po’ di scienza” ponesse fine alle “tesi” dei sacerdoti della sociologia ideologizzata.
Posto che l’esatto opposto di quello che la ricerca ha dimostrato è stato, negli ultimi anni, uno dei baluardi inossidabili delle posizioni abolizioniste del gioco legale, viene spontaneo chiedersi quante “leggende” sul gioco lecito potrebbero essere smentite tramite similari indagini imparziali, riconsegnando al Paese un “quadro” di verità scientifiche idonee a smascherare le demagogie di certa “politica” e certa “informazione”.

Uno di questi “sacerdoti del sapere per sentito dire” (una Assessora Regionale dell’Emilia Romagna) è intervenuto nel dibattito seguito alla presentazione della ricerca, evidenziando che le informazioni in suo possesso CONCLAMAVANO il gioco come primo fattore di generazione di divorzi-suicidi-ricorso all’usura.

Il Presidente AS.TRO, Massimiliano Pucci, invitato da NOMISMA per commentare l’esito dello studio, ha subito replicato: da un lato, ha rivolto una “cordiale” diffida a mostrare le fonti di queste evidenze, e la metodologia scientifica applicata per aggregarle, corredata da un invito a prendere atto delle conseguenze (anche giuridiche) che discendono dalla pubblica denigrazione di un settore che apporta rilevante fiscalità, occupando 140 mila addetti in attività lecite ed autorizzate;
dall’altro lato ha pubblicamente annunciato la propria diponibilità a rinunciare alla Presidenza di AS.TRO e alla Vicepresidenza di Sistema Gioco Italia – Confindustria sit, qualora dette “evidenze” dovessero essergli esibite come fonte di uno studio scientifico serio, quanto quello che si stava discutendo.

AS.TRO attende ancora di ricevere queste informazioni, e periodicamente esorterà l’Assessora Regionale a renderne pubblica fonte e metodologia di aggregazione, rendendo note, nelle prossime “lettere aperte” che Le verranno periodicamente rivolte a titolo di sollecitazione, tutte le sue precedenti prese di posizione e rappresentazioni di dati, adottate nei consessi istituzionali e pubblici in materia di gioco lecito, esortandone analoga esibizione delle fonti di prova.

AS.TRO non ha mai difeso la “sacralità” del gioco pubblico e controllato, e non si è mai tirata indietro al cospetto di evidenze scientifiche che ponessero l’accento su una criticità industriale meritevole di intervento e attenzione. Anche al cospetto di un solo cittadino che “si fa male al gioco lecito” l’industria non resta indifferente o inattiva.

Di fronte ai dati “generati” al di fuori della scienza, invece, l’Associazione si è sempre scagliata.

Oggi più che mai si è convinti che “qualche vera ricerca (seria e imparziale) in più” avrebbe evitato al Paese di essere nella difficoltà di dover rimuovere dal “sapere comune” dati e informazioni privi di fonte e accreditamento scientifico.

Non ci divertiamo a “smascherare” la demagogia, ma sicuramente non possiamo tollerare che lo spegnimento di un circuito industriale legale che annovera 140mila addetti e garantisce una importante fetta del PIL, sia provocato con le modalità descritte.

PressGiochi