21 Settembre 2020 - 21:51

Asteriti: “Il GAP viene banalizzato per esigenze economiche”

L’avvocato Asteriti continua la sua lotta contro le contraddizioni del gioco, in particolare, ancora una volta accusa “l’ambiguità” statale nelle terminologie usate. “La legge impone di avvertire i giocatori che

17 Maggio 2016

Print Friendly, PDF & Email

L’avvocato Asteriti continua la sua lotta contro le contraddizioni del gioco, in particolare, ancora una volta accusa “l’ambiguità” statale nelle terminologie usate.

“La legge impone di avvertire i giocatori che il gioco d’azzardo può creare dipendenza patologica- commenta l’avvocato- la formula utilizzata è: “il gioco può creare dipendenza patologica”, omettendo il riferimento all’azzardo. Secondo i monopoli, il gioco d’azzardo, anzi, con il loro lessico ‘il gioco è un’esperienza piacevole e positiva che non rappresenta alcun rischio per la maggior parte delle persone’. Questa gioiosa rappresentazione del fenomeno non dà conto del milione di malati di gap e degli oltre tre milioni di persone a rischio, presenti oggi in Italia.

La dipendenza dall’azzardo, per esigenze economiche e hobbistiche, viene negata, sottostimata, banalizzata, nascosta e alla fine, non potendo più negarla, riconosciuta ma non come dipendenza proprio, indicata con un altro nome, ludopatia, che è un’altra cosa (consultare ludoteca sul dizionario)”.

 

“Il GAP- continua- viene presentato come una conseguenza casuale, eventuale, sporadica, sfortunata della pratica del gioco d’azzardo, che secondo i monopoli colpisce una piccola parte dei giocatori che colpevolmente “non considerano più il gioco (d’azzardo) come un divertimento.

In realtà, il GAP rappresenta una vera e propria malattia, grave, insidiosa, che può colpire chiunque si avvicini al gioco d’azzardo e sembra più opportuno, a fini di prevenzione, cercare quali possano essere i fattori scatenanti della dipendenza, al di là di facili e interessate mistificazioni.

Tutti i giochi d’azzardo, ad esempio, sono caratterizzati da una struttura premiale che  sembra pensata appositamente per generare dipendenza, o comunque possiede questa capacità lesiva. La maggior parte dei premi distribuiti corrisponde al valore della giocata, un’altra parte la supera di poco, inducendo così i giocatori a ripetere la giocata, spinti dalla illusione creata dalla piccola vincita e con la speranza di un premio importante.

Questo meccanismo è particolarmente evidente nelle lotterie istantanee, per ognuna delle quali viene adottato un provvedimento ad hoc che ne detta la disciplina e indica anche la struttura premi.Nel G&V “Dado 7”, da 2 euro, ad esempio, i premi in palio da 2 a 10 euro sono il 99,91% dei premi totali. Più di nove volte su dieci, con un  premio non si vince niente, si continua solo a giocare.

 

“Per contrastare la dipendenza- conclude Asteriti- si potrebbe intervenire sulla struttura premi dei diversi giochi d’azzardo, in particolare dei gratta & vinci, con un semplice decreto del Ministro Padoan che vietasse i premi pari alla giocata e fissasse un moltiplicatore minimo. A quelli che vedessero nella misura proposta un inammissibile vulnere alla libertà di impresa, basterebbe ricordare che il gioco d’azzardo costituisce un servizio pubblico che non dovrebbe minacciare un diritto fondamentale delle persone, come la salute.  Probabilmente, però, il vero motivo per cui questa misura troverebbe resistenze nell’essere accolta sta nel fatto che la dipendenza rappresenta il vero fattore critico di successo del business del gioco d’azzardo. In fondo, “pecunia non olet” e i soldi immessi nel circuito dell’azzardo legale dai malati di azzardopatia diventano presto un dato statistico”.

 

PressGiochi