27 Settembre 2020 - 08:27

Asteriti: “Gioco o son desto?”

L’avvocato Asteriti torna a riflettere sulla differenza tra azzardo e gioco puramente “ludico”. “Il gioco d’azzardo snatura l’essenza del gioco, inteso come attività ludico/ricreativa, compiuta per divertimento e sviluppo di

03 Giugno 2016

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L’avvocato Asteriti torna a riflettere sulla differenza tra azzardo e gioco puramente “ludico”.

“Il gioco d’azzardo snatura l’essenza del gioco, inteso come attività ludico/ricreativa, compiuta per divertimento e sviluppo di qualità fisiche e intellettuali- commenta- Il gioco è una esperienza di importanza vitale per adulti e  bambini, formativa, nella quale vengono spese doti personali, la propria abilità, la capacità di confrontarsi con gli altri e con i propri limiti. Una esperienza socializzante e di crescita. Nel gioco d’azzardo, no. Il fine del gioco d’azzardo è il lucro, il guadagno economico, mentre le capacità personali sono completamente irrilevanti, dato che l’esito è affidato totalmente al caso. Nel gioco d’azzardo si perde la dimensione di sogno propria del gioco e si entra, invece, in una dimensione da incubo, ecco perché ritengo che utilizzare il termine ‘ludopatia’ come sinonimo di ‘azzardopatia’ per definire la dipendenza da gioco d’azzardo rappresenti un inganno”.

 

“La malattia, la dipendenza, non derivano dal gioco, ma sono collegate al gioco d’azzardo, che è una esperienza affatto diversa- continua l’avvocato- In fondo, il gioco d’azzardo rappresenta l’esatto contrario del gioco. Nell’azzardo non ci si mette veramente ‘in gioco’, non si spendono, come accade nel gioco,  le proprie capacità personali per raggiungere la vittoria, godendo comunque l’esperienza nella sua completezza, come in un  viaggio che, al di là del raggiungimento della meta,  consente comunque di godersi il panorama. Nel gioco d’azzardo conta solo il risultato finale, la vincita o molto più probabilmente la perdita. Per cercare di raggiungere questo risultato spendiamo solo qualche spicciolo, dimostrando così di non credere nelle nostre capacità, anche se ci illudiamo di possederne e metterle in campo in una esperienza che invece non le presuppone e non le richiede”.

 

“Visto che nell’esperienza del gioco d’azzardo conta solo il risultato finale, il tempo di gioco viene sempre più ridotto- prosegue- solo pochi secondi e poi nuovamente la ripetizione dell’’esperienza’ e ancora e ancora, in un loop dalla sicure conseguenze patogene. Una partita alle slot machine dura 4 secondi, per grattare un tagliando di una lotteria istantanea non occorre di più, il dieci e lotto effettua una estrazione ogni cinque minuti”.

“Per assicurarsi, comunque, che il giocatore, dopo la prima giocata non abbandoni il campo, i monopoli finanziano le giocate successive attraverso le mini vincite- conclude Asteriti- un meccanismo rapido, in cui non si perde mai: si quasi vince, si vince la somma giocata, si rigioca e così ripetutamente in una vertigine alla fine della quale spesso compare la dipendenza. L’’azzardopatia’, ovvero la malattia del gioco d’azzardo patologico, non la ‘ludopatia’, la malattia del gioco, che non esiste, è solo un termine utilizzato per mistificare”.

 

PressGiochi