L’associazione As.tro, che rappresenta gli operatori del gioco lecito aderenti a Confindustria SIT, ha inviato una lettera di replica al Direttore responsabile del quotidiano Torino CronacaQui, in riferimento all’articolo apparso
L’associazione As.tro, che rappresenta gli operatori del gioco lecito aderenti a Confindustria SIT, ha inviato una lettera di replica al Direttore responsabile del quotidiano Torino CronacaQui, in riferimento all’articolo apparso sull’edizione del 1° marzo scorso, dal titolo <<L’allarme di Libera: il Piemonte è malato di ludopatia in un anno spesi più di 9 miliardi>>.
Ecco il contenuto della lettera: “L’articolo si apre con l’indicazione di quello che sarebbe il numero di italiani affetti da dipendenza da gioco, indicato in 1,5 milioni di persone (il 3% della popolazione maggiorenne).
Posto che in Italia manca una banca dati ufficiale che documenti la reale diffusione del fenomeno della dipendenza da gioco, non comprendiamo come sia stato determinato quel numero.
Peraltro, la nostra associazione, proprio per colmare la grave lacuna rappresentata dall’assenza di dati su tale fenomeno, ha svolto un’indagine rivolgendosi, mediante specifiche istanze di accesso civico, a tutte le Aziende Sanitarie presenti sul territorio nazionale, al fine di conoscere il numero di persone in cura per il gioco d’azzardo patologico.
Ebbene, all’esito di tale ricerca, risulta che il numero di pazienti in cura per dipendenza da gioco, sull’intero territorio nazionale, è pari a circa 20 mila persone.
Sappiamo bene che esiste una parte rilevante di persone malate che rimangono nell’ombra ma l’unico dato obiettivo da cui, a nostro avviso, si dovrebbe necessariamente partire per elaborare una stima credibile del fenomeno non può che essere quello riguardante il numero delle persone in cura per tale patologia.
Quindi, basandoci sui dati riportati nell’articolo, apprendiamo che, a fronte di circa 20 mila persone in cura per dipendenza da gioco, esisterebbe una quota sommersa composta da 1,48 milioni di persone. Data l’enormità di tale discrepanza sarebbe opportuno che venisse resa pubblica anche la metodologia statistica attraverso cui si è giunti a determinare il dato pubblicato nell’articolo.
Per quanto riguarda, invece, la spesa sostenuta dai giocatori, le cifre riportate scontano il vizio d’origine di indicare come “spesa” l’importo complessivo delle somme puntate dai giocatori (indicativo, invece, della “raccolta”) senza sottrarre le somme restituite ai giocatori a titolo di vincite.
Infatti, applicando i principi logici più elementari, risulta evidente che il concetto di “spesa” è necessariamente correlato ad una perdita patrimoniale.
Pertanto, applicando il metodo corretto si ottengono i seguenti dati (fonte ADM) che smentiscono quelli pubblicati nell’articolo:
Non è necessario proseguire oltre nell’elencazione delle inesattezze perché è lecito prevedere che anche gli altri dati siano viziati dal medesimo errore nei criteri di calcolo.
Quanto al tentativo di equiparare gli operatori del gioco lecito a delle consorterie criminali, ampiamente presente nell’articolo, lo respingiamo con fermezza perché la nostra attività di associazione di categoria ci ha permesso di constatare che il nostro settore è per la sua grandissima parte composto da imprenditori onesti e il fatto, innegabile, che esistano infiltrazioni criminali anche nel settore del gioco lecito non può consentire di infangare l’onorabilità di un’intera categoria.
D’altronde, le infiltrazioni criminali esistono anche in altri settori imprenditoriali come, ad esempio, l’edilizia e la ristorazione ma nessuna persona intellettualmente onesta si permetterebbe di equiparare questi settori a delle consorterie criminali.
In conclusione, riteniamo che in questa fase di riordino del sistema del gioco pubblico legale qualsiasi posizione potrà risultare utile al confronto purché sia basata su dati corretti e non utilizzi l’arma della diffamazione per sostenere le proprie, pur legittime, battaglie politiche”.
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