17 settembre 2019
ore 19:12
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Arezzo. Diecimila aretini sono affetti da dipendenza da gioco d’azzardo

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Arezzo. Diecimila aretini sono affetti da dipendenza da gioco d’azzardo

Quasi 350 milioni di euro all’anno. E’ la spesa degli aretini nei giochi d’azzardo legali: dal Gratta & Vinci al Lotto, dal Superenalotto alle slot-machine. Una media di mille euro a testa. Il tutto ad opera di giocatori di tutte le età, dai minorenni fino agli ultra anziani. Appartenenti ad ogni ceto sociale, ma con una dipendenza che aggredisce indifferentemente occupati e disoccupati, ceto medio, alto o poveri, con ogni livello di istruzione.

Il totale dei giocatori occasionali è altissimo. ma a far paura sono coloro che diventano “dipendenti” dal gioco. Siamo nell’ordine di 8-10.000 persone nella nostra provincia. Di questi, un migliaio da 10 anni a questa parte sono giunti ai servizi dei Sert della nostra provincia per farsi curare da questa pericolosa malattia, che ha conseguenze personali, familiari e sociali devastanti. Spesso accompagnata da altre dipendenze, come il fumo e l’alcool, creando così un mix micidiale. Le interdipendenze sono a senso alternato: a volte giocatori d’azzardo che si aiutano con alcool e fumo. Altre soggetti dipendenti da stupefacenti, ma anche da fumo ed alcool, che tentano la fortuna con i giochi. Percepiti come non pericolosi proprio perché legali. Nella sbagliata consapevolezza di sapersi fermare prima che questo ricorso al gioco diventi una vera e propria dipendenza.
Il Gratta e Vinci e le Slot Machine (grazie alla brevità di aspettativa di vincita) sono i giochi maggiormente attrattivi per chi diventa ludopatico. A seguire Lotto e Supernealotto, con un  aumento per i giochi istantanei. Tra gli adolescenti il gioco d’azzardo prevale nella modalità del “remote gambling” (tramite internet, telefonia fissa e mobile, TV digitale e/o interattiva).
Il 58% delle persone (dai 14 anni in su) dichiara di aver giocato ad uno dei giochi d’azzardo legali almeno una volta nella vita. Giocano molto di più i maschi (72,3%) delle femmine.
Nel gioco d’azzardo, così come nel fumo e nell’alcool,  si assiste ad una sorta di ipocrisia generalizzata: si dice che fa male, ma si autorizza e si lascia propagandare nelle forme più diverse e stimolanti.
PressGiochi

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