27 Settembre 2022 - 03:26

Alla G2E Asia Special Edition: Singapore si delinea il futuro prossimo del gambling nel Sud-Est asiatico

Global Gaming Expo (G2E) Asia è tornata in presenza dal 2019 con l’apertura dell’edizione speciale a Singapore. Dal 24 al 26 agosto al Marina Bay Sands, più di 70 espositori

28 Agosto 2022

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Global Gaming Expo (G2E) Asia è tornata in presenza dal 2019 con l’apertura dell’edizione speciale a Singapore. Dal 24 al 26 agosto al Marina Bay Sands, più di 70 espositori e migliaia di partecipanti provenienti da tutta l’Asia, e non solo, per un evento che è stato non solo fieristico ma anche culturale, grazie ai panel svoltisi durante la tre giorni, dove numerosi esperti si sono confrontati sul presente e sul futuro del gambling nel sud-est asiatico (ASEAN).

La prima fotografia, sullo stato della regolamentazione dei casinò nell’area del Pacifico, è dell’AD di Spectrum Gaming Group Frederic Gushin: “L’Asia rappresenta il meglio e il peggio del gioco da casinò. Se Singapore (“il gold standard”) è il migliore, i dilaganti casino fly-by-night (ovvero, inaffidabili) della Cambogia e quello del “Triangolo d’Oro” (grazie all’oppio…) Myanmar-Laos-Thailandia sono i peggiori, essendo noti per riciclaggio di denaro e addirittura traffico di esseri umani.

Sulla riforma legislativa introdotta a Macao, secondo il vicepresidente senior asiatico di Spectrum Paul Bromberg sembra essere tornata in auge la strategia di spostare tutto il gioco d’azzardo dal centro alla striscia di Cotai. Il problema è che la nuova legge invoca principi di “sicurezza nazionale” piuttosto drastici, in base ai quali il governo di Pechino può privare qualsiasi operatore della sua concessione se ritenuto un rischio per la sicurezza. “Quel livello di supervisione non è mai stato visto prima da nessun’altra parte”, ha sottolineato Bromberg. L’ex dirigente del casinò Daniel Cheng è d’accordo. La striscia di Cotai “ha avuto un successo astronomico, ma gli obiettivi del governo non sono necessariamente finanziari”, ha affermato.

L’AD di RS Global Gaming Finance, Roy Smolarz, ha suonato una nota inquietante, “Non è un segreto che il governo centrale non sia particolarmente innamorato dei giocatori d’azzardo su larga scala, che sono ritenuti privi di credibilità finanziaria e sono sospettati di evasione fiscale. Forse è questo che ha portato al piccolo ma sostanziale aumento dell’1% della tassa sui giochi”. Smolarz è molto diffidente nei confronti del rilancio a breve termine dei ricavi lordi di gioco, mentre Bromberg sottolinea che la lunga ombra della Cina si sta estendendo ad altre giurisdizioni – vedi la Cambogia ha dovuto chiudere alcuni casino a causa del delicato rapporto con la Cina. “Il giocatore cinese è, nonostante tutto, il numero uno in Asia, ma il governo cinese ha il potere e la volontà di chiudere il rubinetto quando vuole. Come e perché lo fanno è tutta geopolitica”. Adesso, dunque, è molto difficile per i VIP cinesi giocare a livello internazionale, avendo molte più difficoltà nello spostare il denaro (a meno che non abbiano fondi nascosti all’estero), e Bromberg ha affermato che il governo sta letteralmente buttando fuori dai voli internazionali i cittadini sospettati di dirigersi all’estero per giocare d’azzardo.

Al contrario, ha detto Daniel Cheng, già vicepresidente senior dell’Hard Rock Int.l, Singapore sta andando bene, grazie a come ha gestito la pandemia di COVID-19. Ha anche attribuito il decennio di successi dei megaresort a una struttura fiscale che enfatizza il gioco d’azzardo ad alto rischio, ma non ai livelli delle Filippine o di Macao. Singapore, ha affermato Bromberg, ha voluto essere all’apice della regolamentazione del gioco, mentre la maggior parte delle autorità di regolamentazione degli altri paesi “inizia con impegno, poi si rilassa”, così come è successo in Australia, dove ai casinò è consentito di autoregolamentarsi.

Guardando Vietnam, Thailandia e Cambogia, Cheng ha profetizzato che l’implementazione delle migliori pratiche normative “è sempre possibile, ma la volontà non c’è”. Smolarz va giù duro sul Vietnam, dicendo che il governo ha cercato di indurre investimenti internazionali su larga scala promettendo una soluzione a breve termine al problema del gioco della gente del posto (illegale in quasi tutti i casinò). Nemmeno in Thailandia è previsto tale divieto, sebbene siano ipotizzate tasse di iscrizione (come quella di Singapore). Ma Cheng ritiene che i casinò per soli stranieri in Thailandia “non sarebbero per niente redditizi” e mette in guardia i legislatori nazionali: “Non dovrebbero seguire le orme del Giappone, dove il governo ha sbagliato molte cose”. Lui e Bromberg sono in disaccordo sul fatto che al governo manchi la capacità di imporre quella regolamentazione che attirerebbe le principali società internazionali; Bromberg pensa di no e Cheng sostiene che le grandi aziende verrebbero comunque.

Nonostante nomi del calibro di Las Vegas Sands e MGM Resorts abbiano espresso interesse per il mercato thailandese, Paul Bromberg, sostiene che la Thailandia non è molto brava a pianificare in anticipo a lungo termine. “In termini di regolamentazione, basta guardare la debacle della recente legislazione sulla legalizzazione della marijuana. La base era abbastanza buona – legalizzarla solo per scopi medici – ma la norma che ne è uscita fuori dà praticamente carta bianca alla liberalizzazione della marijuana in tutto il paese e ora le persone si lamentano.” “Può darsi che vedremo casinò in Thailandia prima che MGM apra il suo casinò in Giappone nel 2029, ma che tipo di casinò saranno non saprei dirlo”. Nonostante ciò, Bromberg ha affermato di aspettarsi che la legislazione sui casinò, che è sostenuta da tutti i partiti politici, sarà presto una realtà.

Daniel Cheng, la ritiene ormai una semplice formalità, anche se pensa che “ci sia una differenza tra la legislazione stessa e l’attuazione; quindi, se da un lato il governo thailandese è in grado di inventareapparato normativo di livello sufficientemente elevato da consentire agli investitori internazionali di investire in Thailandia, dall’altro, nel momento in cui si passa all’azione, può essere tutta un’altra storia, proprio come è accaduto per la cannabis”.

Il presidente di MGM Resorts Global Development, Ed Bowers, ha riconosciuto che la sua azienda sta tenendo d’occhio la Thailandia, ma ha chiarito che solo una delle cinque potenziali località oggetto di discussione, ovvero Bangkok, sarebbe adatta ad un’azienda delle sue dimensioni. Ha citato un documento ufficiale thailandese che prevedeva un prelievo fiscale di 11 miliardi di dollari ad un’aliquota del 30%, il che implica un fatturato annuo di $35 miliardi. Per confronto, le diverse centinaia di casinò tribali statunitensi hanno totalizzato 39 milioni di dollari nell’ultimo anno fiscale.

La Thailandia rimane una delle sole tre nazioni dell’ASEAN senza casinò legali, insieme a quelle a maggioranza musulmana, Indonesia e Brunei, sebbene sia stato stimato che quasi la metà della sua popolazione adulta gioca d’azzardo con mezzi illegali. Con una popolazione di quasi 70 milioni di abitanti, la Thailandia è il 20° paese più popoloso del mondo.

Sul Giappone, il pensiero comune è che il governo federale avrebbe dovuto seguire il modello di Singapore, invece lo ha totalmente ignorato. Cheng l’ha definita “una giurisdizione fantastica, indipendentemente da quale sarà la conclusione del discorso sugli IR”. Tuttavia, “Il governo ha lasciato molti soldi sul tavolo”. L’aliquota erariale del 30% per cento è ritenuta eccessiva e sorprendente. “Non è il Santo Graal come lo era quando abbiamo iniziato a parlarne 10/15 anni fa”, ha detto Cheng, prevedendo che un ritorno sull’investimento del 40% come avviene a Singapore non sarebbe stato mai raggiunto nel Sol Levante.

MGM Resorts International invece è convinta che un IR in Giappone genererebbe più entrate rispetto alla maggior parte dei paesi asiatici; se il programma del governo vedrà la luce. MGM, nello specifico, è al lavoro per ottenere entro la fine dell’anno per costruire il suo Resort a Osaka, che contribuirà con circa 106 miliardi di JPY all’anno alla città e alla prefettura di Osaka, che a seconda del tasso di cambio prevalente equivarrà a tra 800/900 milioni di dollari (attualmente 773 milioni di dollari). E un importo uguale sarà anche versato al governo nazionale giapponese. L’auspicio è di avviare i lavori nel 2023 e di completare la costruzione dell’IR entro la fine del 2029.

Daesik Hann, CEO di Hann Filippine avverte che: “Mentre i governi stanno pensando ai casino, la convenienza ad investire su un affare del genere è sempre più difficile da valutare, a causa del divario tra EBITDA, investimenti e domanda. Se le aliquote fiscali o altre condizioni sono troppo onerose, gli operatori diranno semplicemente di no. Forse solo una mezza dozzina di operatori al mondo sono in grado di sobbarcarsi investimenti miliardari”.

Tornando sul futuro di Macao, affrontato in diversi panel, gli esperti ritengono che il post-COVID creerà uno scenario diverso. Il professore associato dell’Università di Macao Jorge Godhino ha affermato che il futuro risiede negli appalti pubblici per le concessioni dei casinò (i cui dettagli sono ancora sconosciuti) e la loro configurazione. Ma i gradi di ottimismo per il futuro di Macao sono variabili. Notando che Melco Resorts & Entertainment aveva registrato 10 trimestri consecutivi di perdite, l’AD di Light & Wonder per l’Asia Ken Jolly ha dichiarato: “Stanno solo sanguinando denaro”, quindi ha espresso dubbi sul fatto che l’economia macanese possa tornare ai livelli precedenti.

“Sono ottimista su Macao”, ha risposto invece Chen Si, COO del South Korea’s Inspire megaresort, un veterano di Macao. Prevede che tra pochi anni il mercato del gioco di massa tornerà alle altitudini del 2019 o anche di più. Inoltre, la lenta scomparsa dei casinò satellite di proprietà di terzi spingerà più affari sulla striscia di Cotai e sulla manciata di proprietà di punta del centro. Chen Si giustifica la sua visione facendo riferimento a quella che ha descritto come la “visione pragmatica” di Pechino: “Il calcolo politico di quest’ultima è sempre stato pratico. È meno basato sulla moralità di quello giapponese. Tuttavia, le condizioni macroeconomiche in Cina sono peggiorate. Il pericolo della fuga di capitali è molto reale e questo è il punto”. In altre parole, il governo vuole mantenere il denaro cinese in Cina.

Sulla la nuova legge anche Godhino è ottimista: “Abbiamo avuto una corsa favolosa per tutto il 2013-14”, sostenendo che il governo centrale sta cercando di reinventare Macao come destinazione del mercato di massa e la revisione normativa ha “corretto la situazione”. Jolly invece è meno entusiasta, dicendo che i concessionari devono affrontare un “profilo di rischio più elevato”, anche perché la durata della loro licenza è stata dimezzata (a 10 anni).

Chen Si, però, punta l’indice sulla scarsa chiarezza dei parametri relativi alle entrate obbligatorie minime, dicendo: “Tutto dipende dall’ambiente economico, ma potrebbe essere come una tassa di gioco del 55% in alcuni scenari”. E’ ottimista sui termini di concessione di 10 anni, almeno per gli operatori storici. “Sands, ha già recuperato i propri soldi”, ma può essere un disincentivo per i potenziali nuovi arrivati”. Ma ce ne sarebbero? “Prima del COVID, sì”, ha affermato Michael Zhu, Vice Presidente Innovation Group Senior aggiungendo che, “ora che le condizioni a Macao hanno subito molteplici cambiamenti, il governo sarà più propenso a resistere. Tuttavia, i concessionari che rimarranno dovranno diversificare ulteriormente e specificare in anticipo quali investimenti di capitale faranno e in quali termini. ”

Il COO del South Korea’s Inspire ha convenuto che i concessionari andranno ad abbracciare una base di giocatori più diversificata, ma essere incaricati di promuovere il turismo sanitario e gli eventi sportivi potrebbe essere una storia diversa. “Quelle sono aree molto specialistiche, di cui i concessionari non sono esperti. “Questa è una sfida con il governo di Macao, che tende a fare affidamento sui concessionari, perché pensano di avere le risorse e la portata globale per portare queste offerte a Macao. Ma in realtà, dovrebbe essere il governo a fare da guida.”

Per l’amministratore delegato di Morgan Stanley Asia Praveen Choudury, ll gioco d’azzardo a Macao potrebbe tornare al top forse già l’anno prossimo. Ma dovrebbe prendere lezioni da Las Vegas, considerando che “la penetrazione aumenterà con l’aumento dell’offerta. Quando le camere d’albergo di Las Vegas hanno smesso di crescere, la penetrazione ha raggiunto il picco”. E ha aggiunto: “Comunque, quando le restrizioni sui viaggi saranno abbattute, per Macao la ripresa sarà naturale”. Al momento, Macao sta andando avanti al 10% delle visite pre-COVID, mentre Las Vegas è al 95%.

Ma ci sono altri punti che svantaggiano Macao rispetto a Las Vegas. Mentre il 65% delle entrate del casinò di Las Vegas non è di natura legata al gioco, “Macao solo ora sta cercando di spingere i concessionari a portare più servizi non legati al gioco e più clienti internazionali”. Inoltre, mentre il gioco VIP a Las Vegas rappresenta il 10/15 percento delle entrate lorde di gioco (GGR) a Macao è sceso al 16%, e le aspettative non vanno oltre il 20%. Nel frattempo, il gioco delle slot macanesi sta “scendendo lentamente” al di sotto del 9% del GGR, rispetto al 65% di Las Vegas. Dunque, poiché le slot offrono margini più elevati per i casinò rispetto al gioco VIP, si aspetta che questa traiettoria venga incoraggiata a Macao.  Comunque sia, ha detto Choudury, “gli affari VIP sono finiti”, “e potrebbero non tornare più”, a causa dell’estirpazione cinese dei junketeer e, con loro, dello sconto dell’1,2% sulle perdite degli high rollers.

Prima del COVID, la maggior parte dei casinò di Macao andava abbastanza bene in termini di ritorno sull’investimento, guidati da StarWorld di Galaxy Entertainment al 104% e Venetian Macao al 50%, con City of Dreams di Melco Resorts & Entertainment (13%) e MGM Cotai (9%). Per quanto riguarda le tasse di rinnovo dei suoi concessionari di casinò, “Se fossi a Macao, non le spingerei oltre”, ha affermato Choudury, a causa dell’assenza di offerenti rivali per le sei concessioni. Inoltre, i costi previsionali “potrebbero essere molto più bassi”, poiché l’enclave è in gran parte costruita.

Sebbene Macao rappresentasse i due terzi del mercato dei casinò dell’area del Pacifico prima del COVID, Choudury l’ha definita un’area “in maturazione e a crescita lenta”, mentre ha etichettato Singapore come “maturata e piatta”. Questo, a suo avviso, deriva dal fatto che il mercato è stato costruito sul duopolio Las Vegas Sands e Genting Group (con una divisione del 55/45 percentuale a favore di Sands), anche se l’aggiunta di 1.000 camere d’albergo a Marina Bay Sands dovrebbe stimolare la crescita della città-stato, che sta già tornando ai livelli di GGR pre-COVID. I “mercati ad alta crescita ed espansione” sono le Filippine e la Cambogia, mentre India, Giappone, Thailandia e Vietnam sono caduti nella trappola dello “sviluppo precoce”. Nei confronti del Giappone, ritiene anch’egli esagerata la sua aliquota fiscale, cosa che ha scoraggiato i partecipanti ai bandi per gli IR. “Il problema è che non abbiamo nemmeno tre offerenti”, ha rimarcato.

L’analista è stato più ottimista per quanto riguarda la Thailandia. “Non ci sarà una soluzione rapida e dobbiamo essere pazienti”, ha consigliato, ma ha previsto un mercato del gioco d’azzardo da $ 2,5 miliardi all’anno, a giudicare dal suo prodotto interno lordo”. La vicina Cambogia, nel frattempo, non si sta riprendendo velocemente come altre giurisdizioni di casinò del sud-est asiatico, a causa della sua forte dipendenza dai clienti internazionali. Nessun problema del genere deve invece affrontare le Filippine, che “stanno crescendo molto rapidamente”: era un territorio di 3,5 miliardi di dollari all’anno pre-COVID (senza contare i casinò controllati dal governo) ed “è solo questione di tempo prima che sorpassino Singapore”. Daesik Hann, Presidente e CEO di Hann Filippine, ha dichiarato che prevede di spendere un miliardo di dollari nei prossimi cinque anni, aggiungendo un casinò più grande e più hotel e campi da golf nelle sue proprietà. Per quanto riguarda la scelta della zona del Clark Airport, precedentemente di fascia bassa, ha affermato che il costo di ingresso era il migliore lì e vede che la nuova amministrazione filippina si sta orientando per “decongestionare Manila”, anche estendendo la ferrovia ad alta velocità a Clark. Inoltre, Manila è stata valutata come altamente vulnerabile ai disastri naturali, quindi sempre più infrastrutture governative si stanno spostando nell’area di Clark.

Un altro megaresort megabuck che sta sorgendo nel Pacifico è Inspire Entertainment Resort sull’isola di Yeongjong a Incheon, in Corea del Sud, con la speranza di ricreare e superare la formula vincente del co-proprietario Mohegan Sun nei mercati di Boston e Hartford, dove sono in programma oltre 200 eventi all’anno. Si pensa che Inspire possa superarlo, catturando la gente del posto (a cui è proibito il gioco d’azzardo) e turisti allo stesso modo con negozi, ristoranti, parchi acquatici e intrattenimenti vari. Si prevede un saldo del 50/50 tra le entrate del gioco e quelle non legate al gioco. Il casino è solo per stranieri, ovvero per cinesi, visto che un milione di cinesi espatriati vive a 30 minuti di auto dalla zona economica franca di Incheon. (I cittadini coreani possono giocare in un solo casinò nell’intero paese, Kangwon Land.)

 

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