14 ottobre 2019
ore 06:12
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Agge Sardegna. Di Matteo: “Dubbi di incostituzionalità sulla legge lombarda che interviene sui giochi”

Si tiene oggi a Milano l’assemblea associativa dell’Agge Sardegna durante la quale si vuol far luce su alcune criticità del sistema gioco ed in particolare sulle recenti modifiche normative varate dalla Regione Lombardia per contrastare il GAP e sulle questioni poste al comparto dalla Delega fiscale e dalla legge di Stabilità. A presenziare l’evento, il presidente dell’Agge Sardegna Francesco Pirrello e l’avv. Giulio Di Matteo. “La nostra associazione – ha dichiarato in apertura Francesco Pirrello - fino allo scorso anno operava solo in Sardegna ma per Statuto possiamo operare in Italia e anche in Europa. Fino ad oggi non abbiamo mai voluto fare qualcosa nella Penisola perché è sempre stato troppo difficile trovare alleanze sul territorio. Tuttavia a partire da fine
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Agge Sardegna. Di Matteo: “Dubbi di incostituzionalità sulla legge lombarda che interviene sui giochi”

Si tiene oggi a Milano l’assemblea associativa dell’Agge Sardegna durante la quale si vuol far luce su alcune criticità del sistema gioco ed in particolare sulle recenti modifiche normative varate dalla Regione Lombardia per contrastare il GAP e sulle questioni poste al comparto dalla Delega fiscale e dalla legge di Stabilità.

A presenziare l’evento, il presidente dell’Agge Sardegna Francesco Pirrello e l’avv. Giulio Di Matteo.

“La nostra associazione – ha dichiarato in apertura Francesco Pirrello – fino allo scorso anno operava solo in Sardegna ma per Statuto possiamo operare in Italia e anche in Europa. Fino ad oggi non abbiamo mai voluto fare qualcosa nella Penisola perché è sempre stato troppo difficile trovare alleanze sul territorio. Tuttavia a partire da fine 2014 le varie associazioni di categoria hanno iniziato ad allarmarsi di fronte agli interventi normativi che con la Stabilità richiedevano nuovi introiti dai giochi e alla delega fiscale, oggi in uscita, che annunciava una vera rivoluzione per il settore del gioco pubblico italiano. Quello che ci preoccupa – continua Pirrello – sono le aliquote che dobbiamo pagare e gli operatori non possono da soli riuscire a sopperire a questa tassa.

Il settore del gioco è troppo spesso stato usato come fonte di finanziamento per necessità varie del governo, pensiamo alle novità introdotte nel settore per reperire fondi da destinare alla ricostruzione dell’Abruzzo post terremoto.

I concessionari devono pagare, la loro alternativa sarebbe chiudere. Per quanto riguarda i gestori continuo a ribadire che questa tassa non va pagata e non dobbiamo temere che ci vengano staccate le macchine. I concessionari dovrebbero controllare la funzionalità delle macchine, ma non lo fanno”.

 

agge PressGiochi milano

“Seguendo dal ’96 il settore del gaming – ha dichiarato l’avv. Di Matteo – voglio ricordare che il settore ha vissuto tre stagioni legislative negli ultimi venti anni: la prima è stata quella durante la quale il gioco è diventato lecito con la legge del 1995. Si usciva dal periodo di assenza di normativa, prima di allora si brancolava nel buio.

La seconda fase è stata quella del ‘gioco sicuro’ con l’affermazione del principio di legalità. La terza è quella che stiamo vivendo adesso, quella del ‘gioco sano’.

Oggi si parla frequentemente di gioco patologico. In Europa il gioco dal punto di vista della dottrina è visto come un servizio, mentre in Italia questo principio dottrinario è sempre stato sacrificato. Lo Stato avrebbe dovuto mantenere la stretta su questo settore mettendo al primo posto l’ordine pubblico e la salute pubblica.

Oggi viviamo uno scenario in cui ci sono due circostanze secondo le quali da un lato si considera il gioco come un male a cui non si può fare rimedio o evitare, e dall’altro il fatto che sia importante per le casse dell’Erario e non si possa fare a meno.

Il settore del gioco è anche visto come un settore malavitoso dall’opinione pubblica. In più è diffusa la concezione che questa attività (awp, ndr) sia la causa della patologia che sempre più si sta diffondendo: la dipendenza gioco.

Oggi siamo in una situazione di quasi collasso del comparto, ci sono troppi provvedimenti normativi nazionali, locali e regionali che intervengono sugli orari di apertura delle sale.

Inoltre, la legge regionale della Lombardia ha introdotto un ulteriore criterio: l’impossibilità di rinnovare le licenze. Se un operatore o il gestore di una sala volesse cambiare concessionario non può farlo, altrimenti dovrebbe chiudere.

Ritengo che queste norme adottate da molte province e regioni non siano conformi con la nostra Carta Costituzionale”.

“Come ha ricordato lo stesso Premier Renzi, – ha concluso Di Matteo – la disciplina del gioco deve essere una materia unitaria e statale, e pongo seri dubbi su come intervenire sulle possibilità negoziali degli operatori possa in concreto ridurre la ludopatia. Va detto inoltre che un orario limitato 9-12 non disincentiva gli anziano, quindi i soggetti deboli – a giocare. A Milano ad esempio sta accadendo che nelle zone limitrofe dove l’ordinanza restrittiva degli orari non è in vigore sono sempre di più le sale che attraggono clienti”. Per l’avvocato Di Matteo, il Governo dovrebbe sentire anche la voce di chi lavora in questo comparto, dei gestori che vivono queste problematiche direttamente e non solo i manager delle grandi multinazionali.

In conclusione dell’assemblea, il presidente Pirrello ha ricordato che in Lombardia l’associazione si sta muovendo con varie forme di protesta. “Per farci ascoltare siamo disposti anche a staccare le macchine, – ha detto – così mancando introiti per l’Erario, finalmente lo Stato si deciderà ad ascoltarci; inoltre protesteremo anche scendendo in piazza e restituendo le tessere elettorali”.

 

SB – PressGiochi

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