22 Settembre 2020 - 16:24

Acadi presenta le sue proposte per la riforma dei giochi. Aronica (ADM): “Non serve la repressione, per contrastare l’illegalità occorre rafforzare il circuito legale”

La presentazione del Libro Bianco dei Giochi Pubblici realizzato da Acadi è stata l’ennesima occasione per mettere attorno a un tavolo alcuni dei personaggi chiave e discutere, ancora una volta,

26 Luglio 2016

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La presentazione del Libro Bianco dei Giochi Pubblici realizzato da Acadi è stata l’ennesima occasione per mettere attorno a un tavolo alcuni dei personaggi chiave e discutere, ancora una volta, di gioco patologico e del futuro prossimo del settore, senza però la prospettiva di ascoltare qualcosa di innovativo.

Il sottosegretario Pier Paolo Baretta ha cercato di mascherare il proprio ottimismo sulla possibilità di chiudere finalmente la discussione fra Stato ed Enti Locali nella Conferenza Unificata che si terrà il 3 agosto, anche perché, ha detto, sono stati gli Enti stessi a chiedere un pre-incontro, che può essere interpretato come un sintomo della volontà di superare le divergenze emerse sinora.

 

Di sicuro, da parte del Governo si manifesta un atteggiamento più morbido nei loro confronti. “E’ difficile pensare che la legislazione in vigore negli Enti Locali possa essere superata – ha dichiarato Baretta – perciò è necessario ribaltare il problema: creare dei punti vendita qualificati e certificati che possano non sottostare ai vincoli locali. Abbiamo qualche idea, ma ne vogliamo discutere con gli Enti stessi.”

 

La questione di privilegiare in maniera assoluta, previa certificazione, i punti vendita dedicati, rispetto a bar e tabaccherie, e ancora di più rispetto agli esercizi “secondari” (ristoranti, alberghi, ecc.) è ormai da tutti condivisa. Così come pare condivisa la quota – quantificata da Acadi – di 256mila il numero degli apparecchi da gioco (AWP) che dovrebbero restare in vita dopo l’epurazione.

Sull’altro piatto della bilancia, si pongono le questioni delle distanze e degli orari d’apertura. Baretta in sostanza ha detto poco su questo, lasciando comunque intendere che su questi tavoli gli Enti Locali dovranno lasciare qualcosa.

 

Baretta (Sottsegr. Economia): “L’obiettivo del Governo è far riacquistare al gioco condizione di normalità che prevalga sia sull’aspetto erariale che sociale”

 

In merito, il presidente dell’Associazione Acadi Guglielmo Angelozzi ha le idee molto chiare: “Le limitazioni sulle distanze – il limite di 300 metri esclude dal 60% al 98% degli esercizi, a seconda delle località – e sugli orari sono espressione di una sicurezza passiva, alla quale bisogna contrapporre una sicurezza proattiva, che si traduce in un controllo più ferreo sull’accesso dei minori, nei meccanismi di salvaguardia previsti dalle AWP-R, nella riduzione del contingente macchine nei bai da 8 a 4 e nelle tabaccherie da 8 a 5, nel negare la possibilità di installare apparecchi ai circa 20mila circoli privati, edicole, ristoranti, ecc., e di fare altrettanto nei confronti dei locali di piccole dimensioni, dove “la presenza delle machine può innescare forme di induzione al consumo”.

 

 

Il Senatore Franco Mirabelli, invece, ha spostato l’attenzione  sul fatto che, se l’obiettivo da raggiungere è quello di ridurre la domanda e l’offerta di gioco, bisogna tener presenti due problemi: il primo, che lo Stato dovrà rinunciare a parte degli introiti (ma Baretta ritiene questo aspetto subordinato a quello supremo di far si che “il gioco acquisti una condizione di normalità nella vita individuale e collettiva”); il secondo, che l’apparato industriale che gravita sul gioco deve esser salvaguardato.

Ebbene, se per ridurre l’offerta le direttrici sono già ben delineate, come intervenire sulla riduzione della domanda? Per Mirabelli la ricetta è: regole più drastiche sulla pubblicità dei giochi (fino ad abolire, se necessario, quelle che “immediatamente diventano gioco”, ovverosia i primo dei siti di gioco online); rendere i giochi meno attrattivi (senza però dare alcuna specifica in merito) e quindi lavorare in chiave culturale.

 

Mirabelli (Pd): “Riordino del settore dei giochi non può prescindere dalla salvaguardia dell’apparato industriale”

 

 

Le preoccupazioni sull’interesse che le organizzazioni criminali nutrono nei confronti del gioco legale e illegale, sono emerse ancora una volta in maniera dirompente. Ne hanno parlato un po’ tutti e in particolar modo il generale della GdF Stefano Screpanti, il quale, dopo aver ripercorso la storia recente degli interventi del Corpo per stroncare i fenomeni di gioco illecito ed illustrato l’attività degli organismi interni preposti, unitamente alle collaborazioni instaurate con le altre Forze dell’ordine, ha fatto presente che, sì, “gli strumenti normativi esistenti sono efficaci, ma manca una collaborazione di livello internazionale, perché non tutti i Paesi hanno gli stessi strumenti in chiave preventiva. D’altra parte, dei passi avanti sono stati fatti, con l’istituzione di squadre investigative comuni e con la possibilità che è stata data di far seguire all’estero provvedimenti di sequestro preventivo anche in chiave preventiva.”

 

Il tema del gioco patologico ha vissuto la fase più interessante nell’intervento del prof. Paolo Crepet. La sua denuncia è chiara: è assurdo che ancor oggi si parli di “ludopatia” senza sapere chi, quanti e dove sono i giocatori affetti dalla patologia. “Ancora oggi ci basiamo su cifre a occhio, provenienti dalle realtà più disparate. Un po’ più attendibili sono quelle dei Sert, ma queste non si addentrano nei dettagli di cui avremmo bisogno.”

Crepet si domanda che fine abbia fatto la ricerca preannunciata 2 anni fa dall’Istituto Superiore della Sanità, e si chiede inoltre a chi saranno destinati i 50 milioni stanziati dal Governo per combattere il GAP. “Mi auguro solo che siano dati a pioggia e quindi anche a chi non sa dove mettere le mani. Lavorare con soggetti compulsivi è difficilissimo e i livelli di risposta negativa sono altissimi. A mio avviso la presenza di uno psicologo specializzato in sala, che sia l’interfaccia fra il giocatore e il servizio territoriale di competenza è una buona soluzione, ma per arrivare a questo ci vuole professionalità.”

Da ultimo, Crepet si è lanciato con decisione contro i provvedimenti sulle distanze, sottolineando in primo luogo che non vi è alcuna relazione fra dipendenza e luoghi sensibili, e quindi che in tal modo si finisce per creare nei ghetti nelle periferie, che attirano anche altri fenomeni criminosi.

 

Sulla questione dei 50 milioni – che poi sono diventati 100 considerati i 50 dell’anno precedente – il Sottosegretario Baretta ha risposto che “c’è l’esigenza di una indagine approfondita. E ancora non è chiaro se la strategia deve essere di destinare i fondi a piani di intervento nazionali o a interventi locali, ma su questo deve esprimersi il Ministero della Salute”.

 

Il Vicedirettore ADM Alessandro Aronica ha avuto l’assist per ricordare che, da dicembre scorso, l’Amministrazione ha avviato una sinergia con l’Istituto Superiore della Sanità per uno studio preventivo, per impostare bene la ricerca, nel quale sono previsti numerosi sopralluoghi nelle sale per avere un contatto diretto con i giocatori. Detto questo, Aronica ha offerto un riepilogo sommario dei dati di settore, facendo notare come la forte fase espansionistica abbia raggiunto l’apice nel 2012, per poi proseguire sulla strada di una sostanziale stabilità, concludendo che “la strategia non deve essere quella di rimettere tutto a strumenti repressivi, bensì di rafforzare il circuito legale per combattere l’illegalità”.

PressGiochi