30 Settembre 2020 - 07:17

Asteriti: “Il Banco vince sempre, perché?”

“Questa affermazione viene ripetuta spesso, tanto da rischiare di diventare banale. Ma perché il banco vince sempre?- si interroga l’avvocato Osvaldo Asteriti, molto attento come sempre a cercare le contraddizioni

10 Maggio 2016

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“Questa affermazione viene ripetuta spesso, tanto da rischiare di diventare banale. Ma perché il banco vince sempre?- si interroga l’avvocato Osvaldo Asteriti, molto attento come sempre a cercare le contraddizioni nel settore dei giochi, in particolare il gioco legato allo Stato.

 

“Ripetendo molte volte una qualsiasi affermazione- commenta- si corre il rischio di smarrirne il senso profondo, il vero significato, i contorni reali, i presupposti effettivi.  Succede anche con l’affermazione che nei giochi d’azzardo il banco vince sempre, conclusione a cui si giunge grazie a una semplice osservazione empirica del fenomeno, ma di cui  appare comunque utile scoprire le ragioni.  Nei giochi d’azzardo il banco vince sempre per un motivo molto semplice: il banco non partecipa al gioco d’azzardo, si limita a far giocare le persone, quante più è possibile, trattenendo una percentuale di quanto spendono per giocare d’azzardo, una vera “stecca”.Al banco resta solo un generico rischio d’impresa che viene abilmente esorcizzato con metodi e meccaniche di gioco che possono comportare,  come conseguenza, la comparsa di modalità di gioco compulsive, rischiando di spingere verso la dipendenza. Come un moderno pifferaio di Hamelin, il banco attira frotte di persone, anche minori di età, verso i giochi d’azzardo, spingendoli a giocare con promesse roboanti e suadenti di premi miliardari, la cui  probabilità di vincita, neppure sempre comunicata, è comunque infinitesimale. Di tutti i soldi che milioni di persone versano nel circuito dei giochi d’azzardo, nel 2015 88.2. miliardi di euro, i monopoli trattengono una percentuale, più o meno alta a seconda del gioco d’azzardo, senza partecipare al rischio che l’azzardo comporta, che rimane a carico solo dei giocatori”. “Immaginate due contenitori- continua Asteriti- in uno il banco riversa la percentuale desinata allo Stato e alla filiera, nell’altro inserisce la percentuale destinata ai montepremi. Montepremi che viene distribuito con molta ‘oculatezza’, attraverso un vero e proprio contagocce: un premio consistente, per attirare verso il gioco d’azzardo, e milioni di cosiddetti premi, che restituiscono l’importo della giocata, e che, creando comunque l’illusione della vincita, spingono a rigiocare”.

 

“Questo meccanismo- conclude- ingannevole e insidioso, spinge a giocare d’azzardo, grazie all’ ‘ebbrezza’ della piccola vincita e alla speranza di conseguire una vincita grande, quella che cambia la vita, trasformando i giocatori in criceti dentro gabbie girevoli, in cui una volta entrati diventa problematico uscire. In fondo, il vero fattore critico di successo del business del gioco d’azzardo resta la dipendenza”.

 

PressGiochi