I giudici hanno osservato che la modesta entità della singola scommessa accertata non era sufficiente a qualificare il fatto come tenue.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti del gestore di un circolo privato accusato di raccolta abusiva di scommesse, dichiarando inammissibile il ricorso presentato contro la sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria.
L’ordinanza della Settima Sezione Penale riguarda un procedimento per violazione dell’articolo 4 della legge n. 401 del 1989, norma che sanziona l’esercizio non autorizzato delle attività di raccolta di scommesse. Secondo quanto ricostruito nei giudizi di merito, durante un controllo era stata accertata l’effettuazione di una scommessa del valore di appena 2 euro da parte di un cliente del circolo gestito dall’imputato. L’operazione era stata resa possibile attraverso un conto gioco intestato al fratello del gestore e messo a disposizione degli avventori.
La Corte d’Appello di Reggio Calabria aveva già confermato la condanna pronunciata dal Tribunale di Palmi, ritenendo provata l’esistenza di un’attività organizzata di raccolta di scommesse. Nel ricorso l’imputato aveva contestato la valutazione delle prove e chiesto l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall’articolo 131-bis del Codice penale.
La Suprema Corte ha però ricordato il consolidato orientamento secondo cui il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un nuovo giudizio di merito. I giudici di legittimità possono intervenire solo in presenza di evidenti vizi della motivazione, mentre non è consentito richiedere una diversa lettura delle prove o una differente valutazione della loro attendibilità.
Nel caso esaminato, la Cassazione ha ritenuto che la Corte territoriale avesse motivato in modo logico e coerente sia sulla responsabilità dell’imputato sia sull’esclusione della particolare tenuità del fatto.
Particolarmente significativa è la parte dell’ordinanza dedicata all’articolo 131-bis del Codice penale. I giudici hanno osservato che la modesta entità della singola scommessa accertata non era sufficiente a qualificare il fatto come tenue. La Corte d’Appello aveva infatti valorizzato una serie di elementi che dimostravano l’esistenza di un’attività strutturata e non occasionale.
Tra questi, le dichiarazioni del cliente che aveva riferito come chiunque potesse entrare nel circolo e giocare senza alcuna registrazione preventiva, oltre alla disponibilità di un conto gioco intestato al fratello del gestore e immediatamente utilizzabile. Circostanze che, secondo la Cassazione, evidenziano una preventiva organizzazione finalizzata alla raccolta delle scommesse e rendono poco credibile la tesi difensiva secondo cui il circolo sarebbe stato estraneo a tale attività.
Alla luce di tali considerazioni, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando definitivamente la sentenza di condanna.
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