18 luglio 2019
ore 23:54
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Rovereto. Sconti alla Tari per chi rinuncia alle slot: i commercianti preferiscono tenere i giochi

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Rovereto. Sconti alla Tari per chi rinuncia alle slot: i commercianti preferiscono tenere i giochi

I bar e gli esercizi che decidono di togliere tutte le macchinette per il gioco d’azzardo risparmiano sulla tariffa rifiuti: questa possibilità è in vigore da un mese, ma sinora c’è stato solo un interessamento, nessuno per ora ha deciso di approfittarne per liberarsi delle slot. La speranza, in Comune, è che presto arrivi la notizia dei primi esercizi che rinunciano alle slot machine.

Negli ultimi mesi il Comune ha eseguito un monitoraggio del fenomeno, recuperando anche, sotto nuova forma, il divieto di installazione di nuove macchinette vicino ai luoghi “sensibili”. In tutta la città sono 350 le slot installate, distribuite su 234 esercizi. Ben 60 si concentrano nelle tre sale giochi presenti sul territorio comunale. Le altre 290 si trovano in bar, tabaccherie, ristoranti, circoli. Di contro, sono invece 129 gli esercizi che, pur potendo, hanno scelto di non installare mai delle macchinette “mangiasoldi”. Per cercare di limitare, per quanto possibile, il fenomeno, il Comune ha stabilito il divieto di installare nuove macchinette in luoghi distanti meno di 300 metri dai cosiddetti siti sensibili, che sarebbero scuole, asili, luoghi pubblici. Chi le ha già e si ritrova in questi limiti, non può aggiungerne; chi non le ha, non le può più mettere. Il consiglio comunale in febbraio aveva votato all’unanimità un emendamento, proposto da Lega e Adc ma condiviso da tutte le forze politiche, per cercare di agevolare i “coraggiosi” che vogliono dismettere le slot. Chi lo facesse, otterrebbe per tre anni uno sconto del 50% sulla quota fissa della Tari, la tariffa rifiuti. Il Comune si è impegnato a pagare, al posto dell’esercizio, questa parte della tariffa rifiuti. La richiesta va fatta alla Trenta, ma finora nessuno lo ha fatto, solo qualche sparuto interessamento.

Sembrano prevalere l’aritmetica ed il “vil denaro”: con tre macchinette diversi esercizi arrivano a coprire le spese d’affitto, più di quanto risparmierebbero dismettendole. «É un beneficio ma non compenserebbe le spese – riconosce l’assessore Giuseppe Bertolini – ma la scelta è soprattutto morale, è una questione di sensibilità dell’esercente, e il nostro è un’agevolazione, una forma di invito. Purtroppo le liberalizzazioni, prima di Bersani e poi di Monti, hanno permesso di fatto a tutti di vendere tutto, e su quanto viene da Roma il Comune non può che adeguarsi. Se è vero che si tratta di proventi che lo Stato introita, bisognerebbe però fare i conti su quanto ci costano, in termini di disagio sociale e di spese sanitarie, per far fronte alle patologie che si formano», conclude l’assessore.

PressGiochi

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