23 aprile 2019
ore 10:54
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Ravenna. Nei centri abitati niente più sale giochi

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Il Comune di Ravenna, insieme a tanti altri Comuni, si occupa del tema da quando il gioco d’azzardo e la ludopatia sono diventati una questione di salute pubblica. È passato circa un anno da quando il sindaco Fabrizio Matteucci aveva indicato l’intenzione di lavorare su alcune linee ben precise. Al primo punto dei cinque promessi dal sindaco c’era «la limitazione degli orari delle sale giochi e delle macchinette la cui presenza è dilagata in ogni dove». La misura si è effettivamente tradotta in un’ordinanza che impone il divieto di gioco dall’1 di notte alle 9 del mattino. Cinque sono stati i ricorsi degli esercenti, ma il Tar ha sempre riconosciuto al Comune la possibilità di deliberare in materia. Tredici le multe che all’ufficio della polizia municipale risultano effettuate da carabinieri e guardia di finanza.

Altra questione, quella di prevedere nel nuovo regolamento urbanistivo edilizio zone dove il gioco d’azzardo è vietato, sicuramente nella zona della stazione. È l’assessore all’Urbanistica Libero Asioli a confermare che effettivamente nell’elaborazione in corso del Rue, non ancora reso pubblico, sono previsti divieti in questo senso non solo nel centro storico, ma in genere nei centri abitati. E per le sale esistenti sarà permessa solo la normale manutenzione, ma nessun ampliamento e, in caso di cessazione dell’attività, l’impossibilità di fatto di insediarne altre. Non solo, tutta la nuova Darsena sarà “slot free”: il Poc appena approvato prevede infatti il divieto di attività legate al gioco, a partire dalle agenzie di scommesse, che abbiano impatto sociale anche per eventuali riusi di edifici e quindi sembrerebbero escluse anche le normali macchinette. Si stanno studiando anche requisiti sempre più dettagliati e precisi per chi fa richiesta di rilascio di una licenza.

Infine, studiare le possibilità che un Comune ha in relazione alla fiscalità locale. In termini di tasse sulle sale da gioco. E in termini di riduzione delle tasse ai bar che, occupando coi loro tavoli spazi esterni al locale, rinunciano alle slot machine o giochi d’azzardo. Ecco, questo resta un punto non realizzato e non realizzabile allo stato attuale: le condizioni di bilancio del Comune non permettono manovre di questo genere, l’Ici e le tasse in genere servono fino all’ultimo euro per far quadrare i conti. Peraltro nessuna premialità potrebbe comunque compensare il fatto di rinunciare agli incassi delle slot. Si punta allora sull’aspetto etico e il coinvolgimento degli esercenti tramite una sorta di moral suasion.

PressGiochi

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