24 maggio 2019
ore 05:48
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Pucci (Astro): “Appello al senso di responsabilità di tutta la filiera; non vinca il panico e il cinismo”

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Pucci (Astro): “Appello al senso di responsabilità di tutta la filiera; non vinca il panico e il cinismo”

All’indomani dell’approvazione della Legge di stabilità si sono affacciati due ordini di emozioni: panico e cinismo. Panico, perché 500 milioni di mancati ricavi in un settore che è condannato a subire nel 2015 robuste contrazioni (distanziometri metrici, limitazioni orarie, totem, formazione obbligatoria) sono uno “sproposito”. Cinismo, perché da “buoni italiani” ogni categoria della filiera (gestori compresi) ha improntato il confronto su dinamiche di esclusiva salvaguardia, arrivando persino a toccare (come hanno fatto alcuni concessionari), il “picco” della possibile induzione all’altrui fallimento, pur di evitare proprie esposizioni finanziarie. Con queste parole Massimiliano Pucci, presidente Astro, sintetizza gli umori degli operatori del comparto apparecchi da gioco dopo i decreti attuativi diffusi ieri da AAMS.

Nell’ambito di questo scenario “apocalittico” , AS.TRO ha individuato una linea di “duro” buon senso, ponendo le basi per “rovesciare” quell’indirizzo politico fin troppo evidente di punire il settore per privarlo della sua principale “arma” di negoziazione istituzionale, ovvero la “rilevanza erariale” (un sistema lentamente smantellato prima o poi scende di “classe” e quindi può essere più gestibile).

Il 30 dicembre 2014, al cospetto dei concessionari, AS.TRO ha proposto subito l’attuazione della Legge di stabilità, per come “testualmente” leggibile, ovvero un riparto dell’onere tra tutti i soggetti della filiera, invocando la “collettività” dello schema generale di contrattazione come antidoto per arginare “furbi e strumentali arroccamenti sui diritti acquisiti” (ad esempio quelli dei punti vendita).

La risposta “collettiva” ricevuta (comunicati a parte) è “documentata” dalle prime comunicazioni di un gran numero di Concessionari, inoltrate il 2-3-4 di gennaio, il cui tenore è tanto noto quanto eloquente.

Il 5 di gennaio 2015, pertanto, AS.TRO metteva a disposizione degli iscritti un “format” di replica alle comunicazioni di quei concessionari che, ai gestori, rappresentavano una realtà della legge di stabilità non coincidente col dettato normativo. Ci si riferisce in particolari a quelle comunicazioni in cui si “dava per scontato” che l’onere fosse a carico del proprietario del congegno, per le AWP, e del conduttore di sala per le VLT, senza alcun bisogno di ri-negoziazione, posto che, comunque, operava anche l’”accettazione dell’addebito per fatti concludenti”.

Il 10 di gennaio, in previsione dell’emanazione dei rendiconti contabili periodici, AS.TRO metteva a disposizione degli iscritti un “format” per la loro immediata contestazione, al fine di impedire il consolidamento di eventuali addebiti connessi alla legge di stabilità, non oggetto di rinegoziazione e frutto di unilaterale decisione del concessionario.

Il 15 di gennaio è stato emanato il decreto ADM che disciplina le modalità di corresponsione dei 500 milioni da parte dei Concessionari, nel cui ambito, si stabilisce che “visti i tempi necessari per la rinegoziazione degli accordi ”, la prima rata sarà più leggera della seconda, riconfermando, per l’ennesima volta, che la linea a suo tempo dettata da AS.TRO altro non era se non una “corretta e congrua” assunzione di responsabilità per la salvaguardia complessiva del sistema.

Arrivati ad oggi, quindi, il panico è aumentato (perché comunque i rendiconti sono arrivati e le contestazioni sono partite, con preannuncio di conflittualità verosimilmente non gestibili sul lungo periodo), ed il cinismo “si è affinato” al punto tale da indurre molti punti vendita a mettersi all’asta, e molti gestori a fare i “pendolari infra-annuali” tra le reti per scaricare solo (e quindi scorrettamente) sui Concessionari l’intero onere fiscale.

E’ quindi evidente come oggi siamo al cospetto del primo raccolto di “guai”. Senza una decisa inversione di rotta che porti ad una alleanza di filiera (e non un cartello, ma una vera e propria solidarietà reciproca tra gli operatori che “investono”), il “furbo” e lo “scorretto” sarà in grado di creare tali “dissesti” da minare le fondamenta di tutto il sistema. L’appello al senso di responsabilità è quindi atto dovuto per chi, come AS.TRO, difende l’esistenza del sistema gioco legale, ciò presupponendo che tutti i soggetti della filiera (ma proprio tutti) debbono convincersi a contribuire (con percentuali congrue) alla tenuta di un impianto industriale che ha la responsabilità di 100.000 buste paga, reperendo soluzioni comuni che impediscano all’illegalità di trovare l’ennesimo sentiero “spianato” .

PressGiochi

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