23 aprile 2019
ore 10:22
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In nome della legalità 2.0: tutelare il giocatore e i posti di lavoro è possibile?

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In nome della legalità 2.0: tutelare il giocatore e i posti di lavoro è possibile?

L’Osservatorio giochi, legalità e patologie dell’Eurispes, nell’ambito della sua attività di ricerca, ha constatato che tutti i soggetti interessati alla regolamentazione del gioco pubblico legale (P.A., terzo settore, industria del gioco) hanno un obiettivo comune: la necessità di prevenire e contrastare la diffusione del Gioco d’Azzardo Patologico.

Anche i recenti provvedimenti della Regione Emilia Romagna sono dichiaratamente volti a prevenire e contrastare il rischio di GAP.

 

“In Emilia Romagna l’applicazione della normativa sulle distanze dai c.d. luoghi sensibili mette a rischio oltre 4.300 addetti. Partendo dai dati ADM relativi a numero e tipologie di punti di vendita impattati dalla normativa in questione, si evidenzia, infatti:

Fonte: Sistema Gioco Italia-Confindustria su dati ADM

E dire che la Legge Regionale fa espresso riferimento a “l’esigenza di tutela di continuità occupazionale di chi è impiegato negli esercizi soggetti a chiusura”….Anche qualora si riesca ad individuare uno spazio ove delocalizzare l’attività economica, va segnalato il costante stato di precarietà del punto di vendita nella nuova ubicazione, stante la possibilità, consentita dalla norma, di apertura nelle vicinanze di un nuovo punto sensibile, con conseguente chiusura del punto di vendita in argomento. Nel caso de quo il problema del licenziamento sarebbe posticipato e non eliminato. Il proibizionismo non è uno strumento per la gestione delle esternalità negative di natura sociale ma è la manifestazione della mancanza di volontà a gestirle. Anziché cercare la sostenibilità sociale di un’attività economica ci si limita a proibirla”, dichiara Marco Zega, Direttore Finanza e Relazioni Istituzionali di Codere Italia.

 

Per coglierne gli effetti la maggior parte dei comuni dell’Emilia Romagna è stata mappata in relazione ai cosiddetti luoghi sensibili, in accordo con il famoso distanziometro.

“Abbiamo analizzato – praticamente palmo a palmo – i maggiori centri dell’Emilia-Romagna (48% della popolazione) e ne abbiamo concluso che l’applicazione della normativa regionale e comunale, combinata con le effettive caratteristiche insediative ed infrastrutturali del territorio, produce un vero e sostanziale effetto espulsivo delle attività delle Sale Gioco e Sale Scommesse dal territorio dei 21 Comuni analizzati”, spiega Vincenzo Turi, Managing Partner CTB Consulting.

 

 

 

L’effetto espulsivo del gioco legale dal territorio provoca una diffusione importante del gioco illegale, sia su rete fisica sia attraverso l’utilizzo di piattaforme online non autorizzate.

“In particolare i fenomeni di abusivismo e clandestinità, anche alla luce dello sviluppo del settore attraverso internet, determinano oltre che inevitabili ricadute afferenti sia l’imposizione fiscale sia fenomeni di riciclaggio di proventi derivanti da attività illecite, anche e in particolar modo una forte attrattiva per la criminalità, organizzata e non, per la possibile ingerenza nella gestione delle attività ludiche. In tale ambito, l’azione di contrasto svolta dalla Guardia di Finanza si basa su un’adeguata azione di intelligence, una mirata analisi di rischio basata sulla continua elaborazione, oltre che aggiornamento di specifici profili di pericolosità e sull’applicazione, in fase operativa, di un approccio di carattere trasversale volto a colpire tutti gli aspetti caratterizzanti l’attività illecita sotto il profilo economico finanziario, anche in considerazione delle ingenti somme di denaro movimentate dal settore giochi”, dichiara.

 

 

La cronaca degli ultimi giorni ci dà la fotografia di un paese dove il gioco illegale, ovvero quello non autorizzato dallo Stato, è fortemente presente.

 

“L’operazione condotta mercoledì scorso in relazione al gioco on line è importante e meritoria perché i nostri investigatori sono riusciti nell’impresa difficilissima di ricostruzione di giocate che avvengono in territorio neutro, su piattaforme, che occorre specificare, non sono legali in Italia in quanto non fanno capo a nessuna concessione rilasciata dall’Amministrazione dei Monopoli di Stato – sottolinea Ranieri Razzante, Presidente AIRA-Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio. Le regole contro il riciclaggio assegnano obblighi specifici ai concessionari di gioco pubblico, e sono state messe in campo celermente e in modo efficace dai concessionari italiani, ma lo stesso non si riscontra negli altri Stati europei, in particolare quelli dove risultano insediate piattaforme di gioco specifiche, che così diventano quindi difficilmente controllabili dalle nostre autorità. Come centro di ricerca AIRA abbiamo più volte evidenziato il pericolo delle infiltrazioni, soprattutto nel settore del gaming on line i cui server sono allocati in altri paesi della comunità europea. Esso presenta di per sé, e a prescindere da chi lo gestisce, la peculiarità che rende ghiotte le associazioni criminali che vogliano riciclare denaro sporco: la quasi anonimità dei giocatori, delle puntate e delle vincite”.

Il settore del gioco legale in Italia rappresenta oltre lo 0,6% del Pil e più del 2% delle entrate tributarie del Paese.

ll tema illegalità dovrà quindi essere uno dei protagonisti della riforma organica promessa dal Governo, insieme alle possibili soluzioni volte alla salvaguardia occupazionale e alla sempre maggiore tutela del giocatore.

“In nome della legalità 2.0”, Strata e Sambaldi (Eurispes): “Distanziometro, misura inadeguata nel contrasto del GAP”

 

 

PressGiochi

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