13 novembre 2018
ore 06:10
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Butti (FdI): “Vietare la pubblicità del gioco d’azzardo è inutile se non si interviene sulla ‘questione culturale’”

“È difficile, mi passi il termine, pronosticare quali effetti possa generare su un settore cosi vasto e complesso il divieto alla pubblicità e alle sponsorizzazioni introdotto dal Decreto Dignità. Certamente qualche conseguenza ci sarà ivi compresa la possibilità di veder fiorire l'industria illegale gestita dalla criminalità organizzata”. Lo afferma a PressGiochi l’on. Alessio Butti che in occasione del passaggio al Parlamento del decreto non si è risparmiato da presentare emendamenti correttivi e criticare il divieto introdotto dal Governo. “Io sono convinto – spiega - che vietare la pubblicità sia la cosa più inutile e le spiego il motivo. La pubblicità delle...
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Butti (FdI): “Vietare la pubblicità del gioco d’azzardo è inutile se non si interviene sulla ‘questione culturale’”

“È difficile, mi passi il termine, pronosticare quali effetti possa generare su un settore cosi vasto e complesso il divieto alla pubblicità e alle sponsorizzazioni introdotto dal Decreto Dignità. Certamente qualche conseguenza ci sarà ivi compresa la possibilità di veder fiorire l’industria illegale gestita dalla criminalità organizzata”.

 

Lo afferma a PressGiochi l’on. Alessio Butti che in occasione del passaggio al Parlamento del decreto non si è risparmiato da presentare emendamenti correttivi e criticare il divieto introdotto dal Governo.

 

“Io sono convinto – spiega – che vietare la pubblicità sia la cosa più inutile e le spiego il motivo. La pubblicità delle sigarette venne vietata nel 1962, ma le vendite di tabacco proseguì crescendo esponenzialmente fino al 2003 quando intervenne il divieto di fumo nei locali accompagnato da una massiccia campagna di natura culturale e pedagogica che modificò anche il costume e le consuetudini degli italiani.

Si agì, cioè, sulla ‘questione culturale’.

Qui vietano e basta, convinti di combattere la ludopatia o il disturbo da gioco d’azzardo. Una sciocchezza clamorosa. Tra l’altro lo scommettitore, nella stragrande maggioranza dei casi, non è un malato tradizionalmente inteso. Il provvedimento non andrà a scapito solo del gaming legale, ma del mondo della comunicazione e dello sport”.

 

Il Governo punta ad un importante ridimensionamento del mercato. Si parla anche di rivedere le concessioni. Cosa ne pensa? Ci sono le basi per un eventuale statalizzazione sull’offerta del gioco?

 

 

“Questi sono capaci di tutto, a parole. Guardi quanti cambiamenti di rotta sulla revoca della concessione ad Autostrade. che qualcosa vada rivisto, soprattutto per quanto riguarda concessionarie con sedi off shore, è fuori dubbio. Che lo possano fare loro, con le idee che hanno, lo metto in dubbio”.

 

Lei ha più volte proposto un maggior coinvolgimento dell’AGCOM nella gestione della pubblicità del gioco. Quali azioni aveva proposto in tal senso?

 

“Ho coinvolto anche l’AAMS. Per dimostrare la disponibilità a combattere la ludopatia in modo serio da parte di tutti gli operatori, ho proposto che ogni comunicazione o pubblicità fosse studiata e veicolata da un tavolo tecnico che dicesse cosa sia possibile pubblicizzare, come, dove e a che ora”.

 

Ma l’idea non è passata.

 

PressGiochi

 

 

 

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