26 marzo 2019
ore 23:53
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Astro. Una tantum dei 500 milioni e scelte dei territori: come ipotizzare una raccolta erariale da un congegno che “non c’è più

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Astro. Una tantum dei 500 milioni e scelte dei territori: come ipotizzare una raccolta erariale da un congegno che “non c’è più

Una slot è diversa da una “casa”, non rappresenta una ricchezza, ma è solo un bene strumentale che potrebbe (come anche non potrebbe) generare un ricavo, e, se tutto va bene, potrebbe (come anche non potrebbe) apportare un utile di esercizio ad una azienda.

Tassare questa aspettativa è stata la scelta del Governo, e in disparte restando “chi deve pagare cosa”, una domanda si impone.

Come riporta l’associazione Astro: “In mezza Italia, da settembre 2014 in poi, si sono introdotte stringenti limitazioni orarie all’esercizio degli apparecchi da gioco lecito. E’ quindi evidente che un apparecchio che deve stare spento per oltre il 50% del suo “tempo di potenziale esercizio” non possa raccogliere alcunché, e quindi generare alcun provento (ordinario o straordinario che sia), non essendo ipotizzabile la concentrazione dell’utenza nelle sole fasce orarie consentite dai provvedimenti comunali.

A Milano, Pavia, Padova, tanto per citare i casi più “esemplari” gli Amministratori Locali “sventolano” il vessillo del territorio a “slot zero”, e nessuno si pone la domanda di come sarà possibile incamerare tributi da congegni spenti, quando non addirittura rimossi a magazzino per intervenuta scarsa redditività.

In Liguria, la Legge Regionale anti-slot decreta il “game over” per gli apparecchi da gioco nel 2017, anno in cui il “rinnovo” del permesso di installare un congegno dovrà rispettare le “distanze” dai luoghi sensibili (bancomat compresi), e nessuno si pone il problema di come poter ipotizzare una raccolta erariale da un congegno che “non c’è più”.

In decine di altri Enti Locali, ci si appresta al varo di normative e disposizioni analoghe, a conferma del fatto che “a pochi” interessa la dicotomia tra “pretesa erariale crescente sul gioco” e spinta abolizionista dei Territori.

Viene quindi da chiedersi se questa Legge di stabilità abbia veramente voluto introdurre “solo” un maggior gettito, ovvero, più verosimilmente, smantellare l’attuale sistema, già caratterizzato (da un lato), da un elevato numero di concessionari, gestori e punti vendita, impossibilitati a far fronte a questo esborso straordinario, e (dall’altro lato) proiettato nel futuro verso l’universale “impossibilità” di onorare un debito che la contrazione della raccolta 2015 decreterà come insostenibile per tutti (nessuno escluso).

Due, quindi, le strade interpretative: un macroscopico errore di calcolo (improbabile), oppure l’avvio di un percorso di “razionalizzazione” del mercato che preceda il decreto attuativo della delega fiscale consegnando al Legislatore un comparto già ridotto ai minimi termini, e quindi agevolmente trasformabile in “altro”.

Eliminare la slot dai bar “sembra facile” nell’ambito di una nuova legge, ma scriverlo significa anche esporsi al “giudizio politico” di un mezzo milione di famiglie rimaste, a vario titolo, senza un sostentamento importante se non unico.

Se, invece, la slot “esce da sola” dal bar per una moltitudine di concause (i 500 milioni, i distanziometri regionali, le ordinanze comunali), allora si hanno le mani “più libere”.

Il dato sconsolante di questa “ipotetica” strategia è che non risulta neppure coerente con il quadro reale del Paese, in cui non esiste “solo” l’offerta di gioco lecito, ma anche una “organizzata” presenza di prodotti non autorizzati già pronti a soppiantare ogni centimetro di territorio che dovesse liberarsi dalla presenza dei congegni legali e dei punti di raccolta legale di scommesse, la cui “forza” è stata proprio aumentata dagli ultimi 2 anni di “ostracismo istituzionale” verso chi lavora per il gioco pubblico.

L’ennesima “azienda pubblica” (una delle poche, però, a non generare passività) si appresta quindi allo smantellamento, generando “l’ennesimo” circuito parallelo di economia sommersa, che, tra qualche anno, si cercherà magari di “far riemergere”. Persino la follia, a volte, risulta più comprensibile”.

 

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